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La basilica di san Francesco, frate Elia e Federico II
13 Giugno 2019

La straordinaria bellezza della basilica di san Francesco di Assisi acquista ancora più fascino se andiamo a scoprirne la storia, con la grande genialità di frate Elia, fautore di questa grande opera, e nei suoi rapporti con Federico II.

Un viaggio nella storia per conoscere la Caput et Mater dell’Ordine francescano, accompagnati da fra Francesco Costa, OFMConv, docente emerito di Storia del francescanesimo.

«La basilica di San Francesco d’Assisi, che accoglie le spoglie del Poverello serafico, nasce su un terreno in dislivello e accidentato. Era noto come il “Colle dell’inferno”, luogo lugubre destinato al supplizio dei condannati a morte. Con il suo genio frate Elia, in poco tempo lo trasformò in “Colle del paradiso”.

La storia del glorioso monumento ha inizio quando un devoto di san Francesco, certo Simone di Pucciarello, ancor prima della canonizzazione del Fondatore dei Minori, dona ai frati quel terreno malfamato, passato subito in proprietà della Sede apostolica. Ciò spiega perché Gregorio IX il giorno dopo la solenne glorificazione del Poverello serafico (17 luglio 1228), poté porre la prima pietra per la costruzione del complesso architettonico assisano e affidarne l’incarico a frate Elia. […]

Alla sepoltura di Francesco accaddero gravi disordini, perché frate Elia, al fine di preservare integro il corpo dell’Assisiate, d’accordo con il Comune d’Assisi che mobilitò i gendarmi, impedì al popolo e ai molti Provinciali presenti ad Assisi per il Capitolo generale, di venerare le spoglie del Santo prima della sepoltura. Gregorio IX, assente alla tumulazione, ma rappresentato dal p. Generale Giovanni Parenti e da «nunzi papali», accogliendo le furiose proteste dei Provinciali e del popolo, aveva minacciato pesanti sanzioni, non esclusa la scomunica; ma le giustificazioni di frate Elia devono essere state considerate valide dal Papa.

La basilica, infatti, continuò a essere Caput et Mater dell’Ordine minoritico (nel 1754 Benedetto XIV la eleverà anche a Basilica patriarcale e Cappella papale) e non fu interrotto il lavoro edilizio delle maestranze comacine guidato da frate Elia, il quale nel 1231 poneva mano anche alla costruzione della chiesa superiore, realizzando un gotico nuovo, arioso, in armonica sintonia con le severe arcate romaniche della cripta.

Nel 1232 frate Elia fu eletto Ministro generale (1232-1239). Stante l’indole dinamica del personaggio, è da pensare che, durante il suo generalato la costruzione abbia avuto la massima accelerazione.
Nel 1236 le volte della basilica superiore erano probabilmente complete, perché Elia fece dipingere da Giunta Pisano un grande Crocifisso sulla trave orizzontale della crociera presso il presbiterio, sullo sfondo del quale era dipinta anche l’effigie del committente. Nel 1239 l’intero edificio è da ritenere terminato, se in tale anno al campanile furono aggiunte due nuove campane, la maggiore delle quali detta italiana». (F.C.)


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fonte: Seraphicum Press Office