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Papa Francesco in Marocco, terra dei protomartiri francescani
29 Marzo 2019

Domani e dopo domani papa Francesco sarà in viaggio in Marocco, terra dei protomartiri francescani. Ne scrive in San Bonaventura informa fra Pietro Messa, OFM, docente di Storia del Francescanesimo alla Pontificia Università Antonianum.

«La visita di papa Francesco in Marocco, nell’anno dell’incontro del Santo d’Assisi con il Sultano e della presenza dei Protomartiri francescani in Marocco, è l’occasione per intraprendere un comune cammino necessario e urgente di purificazione della memoria. […]

In quel tempo i luoghi di contatto tra cristiani e mussulmani erano essenzialmente due ossia in oriente la costa che andava da Costantinopoli fino al delta del Nilo, e ad occidente la Penisola Iberica con il Marocco. Spesso si pensa che tali confini fossero luoghi unicamente di scontro ma ciò è errato perché vi erano anche incontri, confronti e scambi vicendevoli.

Ad esempio il sultano al-Malik al-Kamil era tanto appassionato della cultura occidentale che persino circolava la notizia – una fake news medievale – che avesse studiato a Parigi; questo lo sapevano bene i mercanti di schiavi che si riservavano di vendere i più istruiti e dotti proprio in Egitto e quindi a lui. Tale suo atteggiamento che lo rese in qualche modo un umanista ante litteram ebbe un ruolo non secondario affinché l’incontro con frate Francesco d’Assisi non scadesse in uno scontro sanguinario.

Ben altro esito ebbe la predicazione che contemporaneamente alcuni frati Minori fecero in Marocco; infatti furono uccisi e i loro corpi, portati a Coimbra, colpirono l’acculturato canonico agostiniano Fernando da Lisbona tanto che volle diventare anche lui frate assumendo il nome di Antonio con il quale ancora oggi è venerato come santo non solo a Padova ma anche in altri posti e persino da mussulmani.

La vicenda dei frati uccisi in Marocco, e precisamente a Marrakech, fu successivamente narrata innanzitutto per evidenziare la loro affezione a Cristo fino a essere disponibili a morire per lui come evidenzia la frase posta nelle loro bocche dall’anonimo agiografo: “Orsù fratelli […] siamo costanti e non temiamo di morire per Cristo!”. Inoltre con tale narrazione si voleva affermare che l’Ordine minoritico non era da meno dei più antichi ordini monastici potendo vantare dei martiri paragonabili a quelli dei primi secoli cristiani». (P.M.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 16).
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fonte: Seraphicum Press Office