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Da Cinecittà al convento
15 Febbraio 2019

Ha preso avvio, nel numero di gennaio di San Bonaventura informa, una nuova rubrica dal titolo “Accenti vocazionali”. Un viaggio nelle vocazioni, non necessariamente religiose, scoprendo come un “sì” possa cambiare la vita di ciascuno. È fra Roberto Liggeri, post novizio dei frati minori conventuali, ad accompagnarci in questo cammino. Facendo la prima tappa nella sua vita: dal lavoro a Cinecittà alla scelta di fare del convento il suo nuovo ambiente di vita.

«Cosa spinge una persona a percorrere un determinato cammino, a fare le proprie scelte fondamentali? In un mondo che pur confidando nell’autodeterminazione assiste alla crisi di questo modello, ha senso parlare di vocazione?

Nel tempo ho notato che fin dai primi anni di vita chiunque sperimenta una qualche forma di chiamata attraverso le persone che lo circondano, gli eventi in cui è immerso, un Dio che senza imporsi gioca la sua partita per renderlo felice nella libertà. Questa convinzione non è frutto di studi accademici, ma solo della mia esperienza.

Se guardo al mio passato e alle storie di tante persone incontrate in 42 anni di vita, mi accorgo di come nessuna esistenza sia autodeterminata, ma è sempre la risposta a una chiamata che, attraverso persone e cose, spinge ogni singolo individuo a dire i suoi “sì” e i suoi “no”.
Sono frate professo semplice da pochi mesi, oggi post novizio al Collegio Franciscanum di Assisi. […]

Ciò che sta caratterizzando questo cammino è la presa di coscienza di una vera libertà, l’uscita da percorsi di necessità che avevo introiettato verso un nuovo stile di vita ispirato da Dio. Agli occhi di molti questo può non avere senso: come può essere libera una vita strutturata in un Ordine religioso, inserita in una comunità, caratterizzata da obbedienza, castità e assenza di proprietà personali?». (R.L.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 24).
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(Nella foto, Roberto Liggeri durante una pausa di lavoro a Cinecittà)


fonte: Seraphicum Press Office