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Crisi del made in Italy: i risvolti etici
17 Dicembre 2018

Il tema della crisi del made in Italy è tornato alla ribalta delle cronache con il caso Pernigotti. Per comprendere il problema, anche da un punto di vista etico, San Bonaventura informa propone ai lettori la riflessione di Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica.

«La storica impresa Pernigotti, nata a Novi Ligure nel 1860, è solo l’ultimo caso di una lunga serie di vendite di ditte storiche. Negli ultimi anni sono stati oltre cinquecento i marchi italiani a passare nelle mani di acquirenti stranieri, che hanno portato a casa aziende eccellenti, create dai nostri antenati con intelligenza, intuizione e grande sacrificio.

Ma, al di là di come andrà a finire la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure, che ha dato lavoro a duecento lavoratori ed ha prodotto per decenni i famosi gianduiotti per la gioia di grandi e piccini, c’è da chiedersi se, come spesso è accaduto, verrà calpestata la dignità delle persone e se non sia il caso di aprire una riflessione sull’attuale modello di sviluppo. […]

Oggi assistiamo, invece, a nuove forme di “asservimento e manipolazione”, che “riducono l’uomo a solo dato culturale”. È la Caritas in veritate che denuncia e inserisce, tra queste forme, il problema della delocalizzazione delle produzioni delle imprese all’estero, delle acquisizioni, delle fusioni e concentrazioni. "Questi processi - rileva Benedetto XVI - hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale" con "grave pericolo per i diritti dei lavoratori". A ciò si aggiunga che "i tagli alla spesa sociale, spesso anche dettati dalle istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi".

Molti hanno capito che ciò che accomuna questa crisi a quelle entropiche, appena ricordate, consiste in una progressiva perdita di valori, in una frattura tra l’etica e il senso dell’agire umano.
Il fatto che questo vulnus sia avvenuto lentamente ha creato una certa assuefazione e apatia distruttiva.
Quello che Benedetto e Francesco hanno fatto per evitare il declino spirituale, morale, culturale e sociale è stato di svegliare la società dal torpore di una staticità, senza prospettive, nella quale era caduta,
insegnando e praticando un’idea rivoluzionaria: la riscoperta dei valori, dentro i quali nasce il rapporto etico consolidato tra mercato, impresa e territorio».


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 24).
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fonte: Seraphicum Press Office