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Il Sinodo raccontato da fra Marco Tasca, Ministro generale OFMConv
04 Dicembre 2018

Del Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” si è parlato tanto, affrontando i diversi aspetti dei lavori sinodali, svoltisi dal 3 al 28 ottobre.

San Bonaventura informa racconta l’evento, ma soprattutto le prospettive che si aprono adesso, attraverso una intervista di fra Emanuele Rimoli a fra Marco Tasca, Ministro generale dell’Ordine dei Frati minori conventuali e Padre sinodale.

Partiamo da una visione generale. Qual è stato il clima del Sinodo, come sono stati i toni delle discussioni?
Per me questo è il terzo Sinodo. Il clima è stato generalmente sereno, diversamente dal Sinodo sulla famiglia in cui si era più cauti e per alcuni temi la tensione era evidente. Questa volta il tono è stato più leggero grazie anche ai 34 giovani presenti che, come ha detto il Papa, «sono intervenuti a loro modo, facendo chiasso» – battevano le mani, davano approvazione…

La loro presenza è stata davvero bella, e il loro apporto prezioso: ci hanno raccontato la realtà che vedono e vivono nei loro Paesi – speranze, gioie, desideri, difficoltà, qualcuno ha avuto il coraggio di parlare di persecuzione. Hanno portato una testimonianza vigorosa. Si percepiva la loro vivacità oltre all’esuberanza, e l’assemblea sinodale l’ha recepita.

Si può dire che i giovani hanno portato la “materia” del discorso?
Sì, i giovani presenti hanno fatto emergere, anche con un certo duro realismo, delle domande importanti, ad esempio: il Sinodo si rivolge a giovani formati e cresciuti all’interno del mondo cattolico, e non agli altri? O ancora: Emmaus, l’icona di riferimento per il Sinodo, è molto bella, ma per chi già crede e ha molta dimestichezza con le Scritture e la meditazione, e gli altri che non lo sono?

Oppure, un’altra considerazione: gli adulti che hanno fatto crescere questi giovani affidando loro un mondo che se da un lato ha fatto progressi, ha anche costruito uno stile egoistico, solitario e materialistico – questi adulti ora dove sono? Hanno detto chiaramente: noi siamo i figli di questi adulti che siete voi, è tempo che facciate una seria autocritica. Io ne sono molto soddisfatto ed è stato molto apprezzato dai giovani, che applaudivano quando un vescovo faceva autocritica. Infatti questi giovani sono i figli degli adulti, quegli adulti che hanno plasmato questo mondo con il suo stile individualista, nel quale in maniera paradossale i protagonisti adesso devono essere i giovani. Vivere in un mondo che non hanno creato, è una grandissima sfida.

Non solo c’è un’immagine del mondo giovanile molto diversificata, forse più oggettiva e realistica, ma emerge anche un’immagine nuova di Chiesa, anch’essa più differenziata. Questo apre al discorso di un rinnovamento non solo della pastorale, ma soprattutto della formazione, per i giovani ma ancor di più per i ministri…
Certo, infatti c’è nel documento finale la richiesta di una formazione adeguata per i ministri, i religiosi e gli stessi giovani. Il Sinodo ha fatto ben tre proposte concrete per questo ambito: la formazione congiunta di laici, consacrati e sacerdoti per una maggiore maturità nelle relazioni e concretezza della vita; inserire nell’iter formativo di seminaristi e religiosi una preparazione specifica riguardante la pastorale dei giovani; e un cammino formativo che abbia una connotazione comunitaria e di graduale inserimento nel contesto pastorale, quindi una formazione esperienziale (cf. num. 164, ndr).

All’inizio diversi hanno detto che sì avremmo parlato dei giovani, ma che è l’idea di Chiesa da tener presente. Quindi le due coordinate sono di un modo di essere Chiesa, non riguardano solo i giovani, ma proprio un modo di essere Chiesa…


Leggi qui l’intervista integrale (pag. 5).
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fonte: Seraphicum Press Office