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Come generare lavoro per i giovani
10 Settembre 2018

Proseguono gli approfondimenti sul mondo giovanile della rubrica “#GiovaneSinodo”. Nell’ultimo numero di San Bonaventura informa (il prossimo numero uscirà a fine mese), si è parlato di come “Generare lavoro per i giovani – Alcune proposte per un rilancio dell’occupazione”. A sviluppare una riflessione sul delicato e fondamentale tema dell’occupazione giovanile, è il professor Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica.

«Quella che qui presentiamo brevemente è una riflessione sul problema di come generare lavoro per i giovani, coinvolgendo istituzioni, territorio, imprese profit e no profit, volontariato.
Non occorre analizzare un quadro conoscitivo sulle cause dell’alto tasso di disoccupazione (sviluppo tecnologico, globalizzazione, mutamenti sociali, fattori di concorrenza internazionale, delocalizzazione, ecc.), perché da tempo è stato valutato, approfondito e conosciuto, indirizzandoci verso un cambiamento di rotta, dove si intercettano nuovi scenari di lavoro fra innovazione sociale e qualità della vita.

Di fronte ai problemi relativi al lavoro, ai mutamenti sociali e agli effetti della mancanza di occupazione, che gravano soprattutto sui giovani, è necessario collocare tali fenomeni sociali non nell’ambito di una crisi ciclica socio-economica, culturale ed etica, ma strutturale e di sistema.

Per questo risulta fondamentale un paradigma (un quadro interpretativo) che si proponga di prendere in esame i diversi sottosistemi della società, le modalità della loro integrazione, le logiche e i valori che ad essi fanno riferimento, cercando anche di comprendere le motivazioni di questa crisi strutturale e le possibili prospettive, per fornire gli orientamenti utili a valorizzare la dimensione del lavoro, promuovere nuove opportunità imprenditoriali, garantire ai giovani le condizioni lavorative necessarie per sviluppare un progetto di vita. […]

In tale prospettiva sarà necessario anche ridefinire i ruoli degli attori del sottosistema economico e di quelli che operano nei sottosistemi politico-amministrativo e socio-culturale. In particolare i servizi alla persona e di welfare, l’associazionismo ed il volontariato non possono essere considerati solo contesti dipendenti dallo sviluppo economico, ma protagonisti attivi di un nuovo modello di sviluppo inteso in senso globale (economico, sociale, culturale ed etico).

Tali attori sociali, infatti, non rappresentano solo delle agenzie organizzate per rispondere alle domande dei cittadini, ma anche dei “terminali intelligenti” in grado di cogliere l’evoluzione dei bisogni sociali, di individuare precocemente la domanda latente dei cittadini, di rappresentare nuovi ambiti di sviluppo economico, sociale e culturale».


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 19).
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fonte: Seraphicum Press Office