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La virtù di religione
17 Luglio 2018

“C’era una volta la virtù di religione” è il tema che propone la rubrica “Morale e società” di San Bonaventura informa, con un articolo a firma di fra Francesco Targoński, docente di Teologia morale speciale.

«Nella morale classica cristiana, si parlava oltre che delle virtù cardinali - prudenza, giustizia, fortezza, temperanza - e delle virtù teologali - fede, speranza e carità -, anche della virtù detta di “religione”.
Il primo grande teologo che ne formulò la definizione completa, fu san Tommaso D’Aquino, annoverandola tra le virtù annesse alla giustizia (giustizia verso Dio). La virtù di religione, afferma san Tommaso D’Aquino, non è altro che l’atteggiamento di giustizia nei confronti di Dio: "Religio est virtus quae Deo debitum cultum affert" (S. Th., II-II, 81,5).

In altre parole: "Religione è quella virtù per cui rendiamo a Dio, nostro Creatore e assoluto Signore, il dovuto onore, e gli manifestiamo la nostra sottomissione. Questa virtù fa sì che l’uomo compia con prontezza e spontaneità tutti gli atti che hanno come oggetto l’adorazione di Dio".

La virtù di religione dice, quindi, ordine assoluto a Dio in quanto si esprime esternamente nella totalità del culto divino e internamente nella devozione e nell’orazione. È anche tutta ordinata all’utilità dell’uomo, alla sua santificazione, perché in definitiva la gloria che si dà a Dio ritorna a nostra utilità; Dio infatti non ha bisogno della nostra lode o glorificazione. Nella virtù di religione e nella liturgia si dà a Dio la glorificazione e si riceve da Dio la santificazione». (F.T.)



Leggi qui l'articolo integrale (pag. 16).
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fonte: Seraphicum Press Office