CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
#GiovaneSinodo: il discernimento vocazionale
05 Luglio 2018

La rubrica #GiovaneSinodo di San Bonaventura informa, dedicata al Sinodo dei vescovi sui giovani, ospita un articolo di Renata Vincenzi, OFMI, docente di Teologia spirituale presso lo Studio teologico “San Zeno” di Verona. Al centro della riflessione il discernimento vocazionale, efficacemente introdotto con l’immagine del setaccio come strumento per “scegliere separando”.

«Discernere significa scegliere separando. Ci viene in aiuto l’immagine del setaccio: passare al setaccio significa vagliare attentamente. In campo spirituale si setacciano i pensieri e i sentimenti che abitano nella persona; lo strumento per vagliare è la Parola di Dio, la tradizione e il magistero della Chiesa; le mani che scuotono sono quelle della guida spirituale e della persona accompagnata.

L’atto dello “scegliere separando” è prima di tutto un dato antropologico originale: l’uomo è tale perché sceglie, perché esercita il dono divino della libertà. L’uomo resta e diventa sempre più uomo nella misura in cui sceglie separando. Quale setaccio e con quali mani? Il punto fondamentale è in questa domanda, perché se è vero che l’uomo ha in sé la libertà, essa è sempre guidata da un fine che ne determina anche il criterio, il setaccio appunto.

Se il fine della vita è il piacere, il setaccio saranno i sensi esteriori; se è la soddisfazione dei bisogni, il setaccio saranno le spinte istintive; se è un progetto autodeterminato, il setaccio saranno la propria intelligenza e i propri calcoli.

In questi casi il discernimento non è libero perché la persona è ridotta ora all’uno ora all’altro aspetto. Le mani che scuotono, il setaccio e il fine sono chiusi nell’individuo: non c’è relazione, ma solo un’affannosa ed inconcludente corsa che non raggiunge alcun fine perché ogni presunta soddisfazione apre in realtà ad un bisogno più intenso.

Così si legge nel documento preparatorio al Sinodo dei giovani: "Offrire ad altri il dono che noi stessi abbiamo ricevuto significa accompagnarli lungo questo percorso, affiancandoli nell’affrontare le proprie fragilità e le difficoltà della vita, ma soprattutto sostenendo le libertà che si stanno ancora costituendo"». (R.V.).


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 7).
Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.




fonte: Seraphicum Press Office