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I tre monoteismi e la natura migrante della fede
04 Luglio 2018

“Ebrei, cristiani e musulmani figli di Abramo. Riscoprire la fratellanza fra i monoteismi abramici” è il tema al centro di una serie di incontri, promossi in questi mesi, dalla Cattedra di Dialogo tra le Culture di Ragusa, in collaborazione con la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” e con l’Ufficio per la Cultura della Diocesi di Ragusa.

Vincenzo Rosito, docente di Filosofia teoretica, che è stato più volte relatore delle conferenze siciliane, offre ai lettori di San Bonaventura informa una riflessione sui tre monoteismi e sulla “natura esodale e migrante della fede”.

«Nel corso dell’intero anno diversi studiosi ed esponenti delle tre religioni monoteiste hanno dibattuto sul tema: “Ebrei, cristiani e musulmani figli di Abramo. Riscoprire la fratellanza fra i monoteismi abramici”.

In occasione dei vari appuntamenti il riferimento al patriarca Abramo si è tradotto in un cammino di riconoscimento delle prospettive comuni e delle radici condivise.
Abramo continua a ispirare una fede radicalmente esodale anche in un tempo storico in cui la condizione migrante diventa esclusivamente un’emergenza da fronteggiare con urlate soluzioni propagandistiche.
L’uscita da sé e dalla propria casa, l’affidamento a una parola promettente, l’opzione per la vita itinerante: sono questi i “movimenti” della biografia di Abramo che letteralmente si av-via e si offre quale condizione di un’esistenza credente.

È oltremodo necessario un coinvolgimento pratico e teorico dei tre monoteismi nella riscoperta quotidiana della natura esodale e migrante della fede.
Occorre misurare la bontà del dialogo interreligioso sulla base delle modalità e-statiche del credere.

Come insegna la storia di Abramo, la fede in Dio ha la forma dell’uscita e dell’allontanamento per chi non si accontenta semplicemente di confermare contenuti e dottrine. È questo un tratto fondamentale dei monoteismi abramici nella misura in cui vengono interpellati e coinvolti nella scena pubblica globale». (V.R.).


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fonte: Seraphicum Press Office