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Giornata di dialogo cristiano-islamico
21 Giugno 2018

Si terrà sabato - 23 giugno - alle ore 16, presso il CEFID di Assisi (piazzetta Spagnoli, 1), una giornata di dialogo cristiano-islamico dal titolo: “San Francesco e shaykh Abu al-Hassan al-Shadhili. Contemporaneità e attualità di due grandi maestri e rinnovatori spirituali del cristianesimo e dell’islam. Crisi, decadenza ed escatologia. Come restaurare la religione che va in rovina?”.

L’evento, promosso dal CEFID, il Centro francescano internazionale per il dialogo in collaborazione, con COREIS, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, sarà introdotto dai saluti di fra Silvestro Bejan, direttore del CEFID di Abd al-Sabur Turrini, direttore della COREIS e del sindaco di Assisi Stefania Proietti.

Per la parte francescana interverranno fra Guglielmo Spirito, docente di Teologia Spirituale all’Istituto Teologico di Assisi con la relazione “Avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” (Rb 10): La vita nuova inseguita da san Francesco e fra Domenico Paoletti, docente di Teologia alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum di Roma con la relazione L’escatologia prospettiva della vita. Oltre la crisi e la decadenza.

Per la parte islamica, invece, interverranno l’imam Yahya Pallavicini, presidente COREIS italiana con la relazione La scuola di "restauro” spirituale dello shaykh Abu al-Hassan al-Shadhili, contemporaneo di Francesco e Abd al-Ghafur Masotti, responsabile del dialogo interreligioso COREIS italiana con la relazione Crisi e analfabetismo sulla religione. Riflessioni islamiche dal "De Vera Religione" di Sant’Agostino.

Nell’articolo “Il miracolo dell’incontro”, pubblicato su San Bonaventura informa, fra Silvestro Bejan ripercorre le iniziative del CEFID, finalizzate a creare un terreno di proficuo dialogo tra le “differenze”, sottolineando i presupposti della “strategia dialogica secondo lo spirito francescano”.

«D’altra parte l’adagio dice: “agitur sequitur esse”, l’agire segue l’essere. Non vi è prima l’agire e poi l’essere. Se vi fosse prima l’agire e poi l’essere, sarebbe un problema, perché non si vivrebbe come si pensa, ma si finirebbe con il pensare come si vive e ciò sarebbe drammatico. La divina ispirazione è dunque di grandissima importanza.

Il dialogo vero è sempre difficile. Nelle varie parti del mondo ci sono grandi difficoltà a trovare interlocutori disposti a dialogare e modi nuovi per stare insieme, accettando entrambi di cambiare qualcosa per venirsi incontro. Molti frati che vivono in mezzo ai musulmani, dopo aver pregato, dopo aver riflettuto, dopo aver chiesto consiglio e dopo aver anche sofferto molto, si sono dati un’unica risposta: a volte, l’unica missione possibile, è la missione di presenza. Esserci e basta! Essere una presenza.
Una presenza, però, che sappia amare, che sappia rispettare, che sappia anche dialogare con i vicini senza tante parole». (S.B.)


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 19).

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fonte: Seraphicum Press Office