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We Talk Together, verso il Sinodo dei giovani
18 Giugno 2018

La rubrica #GiovaneSinodo, con cui San Bonaventura informa si prepara al Sinodo dei vescovi di ottobre e, più in generale, intende riservare una particolare attenzione ai giovani, ospita questo mese un articolo di Riccardo Insero, presidente della Gi.Fra. (Gioventù francescana) nazionale.

Un modo per ripercorrere, da parte di uno dei protagonisti del pre-sinodo svoltosi lo scorso marzo, le intense giornate di lavori e incontri tra giovani di tutto il mondo, coinvolti da papa Francesco nella preparazione di questo evento ecclesiale pensato e dedicato proprio al mondo giovanile, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

«Il Santo Padre ci ha invitati a parlare apertamente – scrive Riccardo Insero -, senza filtri. Ci ha confermato che spesso non siamo premi Nobel alla prudenza, però va bene così! In questo contesto non servivano - e devo dire che non ci sono stati - l’arte della diplomazia e della prudenza eccessive. L’invito è stato quello di dire tutto quello che volevamo ed esattamente come lo volevamo. […]

Lavorare nei gruppi è stata di gran lunga la parte più difficile, più ricca, più bella, più impegnativa. Meriterebbe forse ulteriori aggettivi ma sarà certamente la parte che non potrò dimenticare; ci siamo ritrovati in quindici sconosciuti, di diversi Paesi del mondo - a maggioranza italiani essendo un gruppo di lingua italiana il mio -, molti cristiani cattolici ma non solo, c’era Valentino, un ragazzo ateo di Roma che vive come utente in una comunità di recupero dalle dipendenze, c’era un ragazzo giapponese, Yoshi, che si occupa a Kyoto di formazione in un seminario buddista. Ma anche giovani cristiani d’oriente, cattolici e non, giovani cresciuti in parrocchia ma con grandi dubbi di fede.

C’era anche un prete, don Claudio, che vive il suo ministero in un carcere minorile di Milano e un giovane domenicano in formazione, fra Pietro. Ed è stato proprio don Claudio che ci ha fatto aprire gli occhi sulla parola “incontro”: un incontro è sempre “in” ed è sempre anche “contro”. Questa affermazione potrebbe essere il sunto di tutta l’esperienza in quanto se è vero che ci siamo scontrati su diversi punti di vista che inevitabilmente sono emersi, è anche vero che ci siamo aperti molto all’accoglienza della diversità, alla ricchezza delle differenze, per trovare poi sempre che era degno di essere ascoltato chiunque pensasse qualcosa, anche se non eravamo in totale accordo. Così ci aveva chiesto il papa».


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 22).

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fonte: Seraphicum Press Office