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Intervista al regista Alex Kronemer
15 Giugno 2018

La Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum ha ospitato, lo scorso 9 maggio, la premiere europea del docu-film The Sultan and the Saint. Evento che ha di fatto inaugurato le varie celebrazioni e iniziative per l’ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano d’Egitto Melek Al-Kamil (1219-2019). Sul progetto del film, le possibili deduzioni e le risonanze, fra Emanuele Rimoli ha intervistato il regista Alex Kronemer.


Da dove viene l’ispirazione per questo film? Qual è la genesi?

L’idea del film mi venne quando ero studente al college e mi trovavo in Italia per un viaggio di studio. Ebbi l’occasione di entrare nella basilica superiore di Assisi e lì vidi il famoso dipinto di Giotto raffigurante san Francesco che incontrava un uomo col turbante. Non ero davvero sicuro se si trattasse di un episodio inventato o fosse ispirato a una storia vera. Rimasi però colpito da questo incontro di due culture, feci delle ricerche e scoprii che se ne sapeva davvero poco. La mia vita poi ha preso il sentiero che mi ha condotto a diventare uno storyteller con una particolare sensibilità nel costruire ponti che sanassero la divisione tra musulmani e occidentali. Non ho mai dimenticato questa straordinaria immagine di san Francesco che incontra il Sultano Al-Kamil e ho custodito dentro di me l’idea di trasformarla in un film.

Perché ha scelto di raccontare proprio ora questo incontro?

Non sono un regista indipendente. L’organizzazione che ho fondato, la Unity Production Foundation (UPF), è il vero motore che sta dietro a questo film. The Sultan and the Saint è il nostro undicesimo docu-film e il primo interamente prodotto da noi. Abbiamo scelto di imbarcarci in questo racconto perché abbiamo sentito che la marea era giusta. Con la elezione di papa Francesco e le continue violenze in molte parti del mondo che rendono nemici musulmani e cristiani, abbiamo avvertito come il mondo avesse bisogno di questa storia in questo preciso tempo.

Nelle narrazioni ci sono sfide e sorprese, quali si è trovato ad affrontare?

Volevamo raccontare questa storia leggendaria in maniera che la comunità cristiana, specialmente cattolica, e quella musulmana potessero relazionarsi. La sfida più grande era di ottenere il migliore equilibrio possibile. Dopo aver fatto alcune ricerche abbiamo trovato la storia un po’ sbilanciata sul lato francescano. C’erano molti studi, testimonianze e documenti storici sull’incontro tra san Francesco e il Sultano, ma molto poco sul Sultano stesso. Così abbiamo lavorato con alcuni prestigiosi studiosi di storia araba per dare vita alla storia del Sultano. Le intuizioni e le fonti scoperte hanno modellato la storia in modi che il mondo non aveva mai conosciuto, e hanno dato luogo a un film completamente diverso da quello che ci aspettavamo.


Leggi qui l'intervista integrale (pag. 14).

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fonte: Seraphicum Press Office