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Il “valore-legame”, bussola per l'etica economico-finanziaria
06 Giugno 2018

Il nuovo documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones.Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti del sistema economico-finanziario”, redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha qualche legame con l’etica dei maestri francescani?

Il professor Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica, analizza in un articolo pubblicato da San Bonaventura informa il documento della Santa Sede, rimarcandone il carattere e l’importanza nell’attuale contesto economico e sociale.

«Come ben si sa, da tempo immemorabile, il rapporto tra il denaro (oggi concetto di finanza) e il pensiero umano (quasi sempre filosofico e religioso) è stato costantemente difficile, se non addirittura sospetto; non è quindi un caso se le religioni se ne sono occupate, così come – per certi versi – la filosofia.

Infatti, se il denaro è stato considerato solitamente un utile strumento, il suo accaparramento e la sua capacita di catturare il “cuore” umano (cupiditas, cioè la passione dell’avere) sono stati visti come effetti patologici. […]

La situazione odierna non solo non fa eccezione, ma è ancora più complessa e complicata di una volta. La finanziarizzazione dell’economia (nuovo paradigma economico che ha contagiato tutti con la facilità in cui si creava arricchimento, al di fuori dell’economia reale) ha fatto aumentare la ricchezza complessiva del pianeta, ma solo in modo virtuale con una situazione insostenibile, come rimarca il documento Oeconomicae et pecuniariae quaestiones che, sostanzialmente, propone un cambio di paradigma, modificando regole e prospettive.

Il modello neoliberista non è stato capace di rispondere alle esigenze di un mercato globale sempre più selvaggio, egoista e sregolato che, massimizzando il profitto individualistico, ha portato alla situazione che l’1,1% più ricco della popolazione mondiale detiene più risorse del resto del mondo.

Il documento pontificio non si sofferma a spiegare le motivazioni della disastrosa crisi economico-finanziaria: dice soltanto che tutto è stato provocato dall’avidità di pochi, ma accentua il fatto che una profonda carenza culturale collettiva, antropologica e morale, ha messo in luce il fallimento delle teorie tecnico-economiche (l’arroganza della razionalità), abbandonando la “sapienza umana”, con la quale, invece, è possibile instaurare un percorso di benessere “reale e integrale” per l’uomo». (O.B.)


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 5).

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fonte: Seraphicum Press Office