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La normalità come luogo teologico
04 Giugno 2018

Cosa è la normalità? Cosa significa, oggi, essere “normali”? Chi lo stabilisce? E cosa significa per un cristiano? Si sviluppa attorno a queste domande la riflessione di fra Domenico Paoletti su “La normalità come luogo teologico – Essere come dovremmo essere” con cui si apre il nuovo numero di San Bonaventura informa.

«Oggi parlare di normalità può anche far sorridere. Non sembra una condizione desiderabile, eppure si avverte una diffusa nostalgia di normalità, a tutti i livelli. Dalla politica, sempre più rissosa e strillata, all’economia con i suoi allarmanti movimenti sismici; dal tempo (senza aver più tempo) agli spazi (senza mai sentirsi a casa); dalla comunicazione spettacolarizzata per “fare audience” alle relazioni fondate su emozioni tanto forti quanto instabili; dalla fede affamata di segni straordinari all’amore che sembra tale solo se è romantico. Oggi sembra che nessuno voglia essere normale. […]

La vera normalità è propria della persona che vive in sé unificata tanto che non ha bisogno di cercare conferme e di uniformarsi al mainstream, all’opinione della maggioranza. La normalità è la vita cristiana secondo lo Spirito nell’ordinarietà della vita, anche se spesso si riscontra l’equazione quotidiano-normale-banale-ordinario, opposta e parallela a spirituale-sacro-eccezionale.

La spiritualità “normale” del quotidiano è vita, è passione per la vita. Normalità significa vivere la vita di ogni giorno come il luogo santo in cui Dio continuamente si fa incontrare e si rivela. La normalità per il cristiano è locus theologicus perché Dio si fa sperimentare dove siamo e attraverso le persone con cui ci troviamo. Questo è anche lo stile e la logica della Rivelazione cristiana che avviene nella storia normale degli uomini. […]

Normalità è vivere come dovremmo vivere, da persone normali; da persona secondo la verità della parola (per-sona da per-sonare, nel senso che ognuno diventa persona normale per l’altro nella misura in cui l’attraversa e gli risuona dentro, così come l’altro risuona in lui attraversandolo a sua volta). Si ha la vera normalità quando l’attraversamento è reciproco nella scioltezza dell’incontro, dell’ascolto, del dialogo, della pazienza, del cammino ... della normalità della vita». (D.P.)


 
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fonte: Seraphicum Press Office