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La spogliazione oggi: intervista al vescovo di Assisi
14 Maggio 2018

«Ogni mattina, dopo aver recitato l’Angelus o il Regina Coeli, canto il Cantico delle Creature. Tutte le mattine, da dodici anni, proprio qui dove è risuonato tante volte, come Francesco voleva nel corso della sua permanenza nel vescovado».

Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, racconta a San Bonaventura informa il suo stretto legame con san Francesco e con il mondo francescano al quale non appartiene canonicamente ma di fatto. Non solo per essere il vescovo della “capitale del francescanesimo” ma per una sintonia profonda che lo lega al carisma francescano.

Nasce da questa attenzione e sensibilità il progetto che un anno fa ha portato all’erezione del Santuario della Spogliazione, dove Francesco segnò la netta cesura tra il prima e il dopo della sua vita, tra la strada del giovane e benestante assisano e il cammino evangelico, sui passi di Cristo, al servizio dei fratelli più bisognosi.

Monsignor Sorrentino, un anno fa - il 20 maggio - l’inaugurazione del Santuario della Spogliazione che richiama a uno dei gesti più conosciuti di Francesco, raccontato nelle Fonti e al centro della spiritualità francescana. Dopo otto secoli da quell’evento, che significato assume oggi la spogliazione?

Mi pare che proprio oggi assuma un particolare rilievo e forse è provvidenziale che solo dopo 800 anni un gesto pur così noto e spettacolare sia stato pienamente valorizzato anche a livello santuariale. Siamo in un tempo in cui prevale l’avere, l’accumulo, il possesso talvolta veramente sfacciato di pochi a discapito di una moltitudine di persone che sono invece spogliate di tutto, persino della propria dignità a causa dell’indifferenza, della violenza, dell’arroganza del potere e dell’economia.

Questo concetto, dunque, oggi ha un risalto e un senso che sono veramente straordinari, andando più in profondità rispetto a una dimensione sociologica, investendone anche una puramente etica. Non a caso ho voluto intitolarlo “Santuario della spogliazione” e non della spogliazione di Francesco anche se è quell’evento che dà origine, vita e senso al santuario.

In questa società, definita efficacemente “liquida” dal sociologo Bauman, non pensa sia ancora più difficile imitare questa radicalità dimostrata da Francesco, che richiede di aggrapparsi in maniera decisa a principi e valori fermi?

Da un lato può essere più difficile ma, dall’altro, la nuova situazione sociale può rappresentare anche una grande opportunità per quanti sono sempre più confusi dal punto di vista valoriale e disgregati dal punto di vista relazionale. In altre parole, si pone a ciascuno un problema di benessere nel senso più profondo del termine che invoca un principio, un senso e dunque una dimensione trascendente, invocando al contempo una nuova relazione con gli altri.

La spogliazione, ovvero questa capacità di non centrare la propria esistenza sulla propria individualità, liberandosi quindi in qualche modo di sé, dell’egoismo, della propria auto centralità, è una premessa fondamentale per poter gettare un ponte verso gli altri. Quindi credo che non a caso questo Santuario arrivi proprio oggi, nella società liquida, in quanto rappresenta una invocazione che va ascoltata per trasformare questo tipo di società in una grande opportunità di cambiamento.

Nella lettera con la quale annunciava l’erezione del Santuario, ne sottolineava anche l’importanza per il discernimento dei giovani. Lo stesso concetto è stato poi ampiamente ripreso da papa Francesco nel messaggio per l’inaugurazione. Un giovane che viene a fare discernimento ad Assisi, cosa può trovare in questo Santuario?

Trova quello che ha trovato Francesco, cioè il senso di una Chiesa madre che lo può accogliere e accompagnare nei grandi interrogativi che un giovane si deve porre per immaginare il suo futuro e per dare risposta alla domanda: “Che cosa il Signore mi chiede, cosa debbo fare della mia vita?”. Trova la maniera per affrontare i problemi. Francesco ha usato la strada della riflessione: si è messo dinanzi al crocifisso e ha iniziato a interrogarsi e a interrogare, trovando anche il vescovo con cui si è consultato.


Leggi qui l'intervista integrale (pag. 3).
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fonte: Seraphicum Press Office