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L'incontro tra Francesco e il Sultano nell'evento al Seraphicum
10 Maggio 2018

La pace è possibile, laddove ci sia la volontà e l’umiltà di voler ascoltare e di dialogare con chi è differente dalla propria identità religiosa e culturale. Per questo, la strada percorribile è quella dell’umanità e, per volerla dire in termini francescani, della minorità rispetto a ogni altra creatura.

È questo il messaggio che è emerso dalla serata dedicata alla prima europea del docu-film “The Sultan and the Saint”, svoltasi ieri pomeriggio (mercoledì 9 maggio) all’Auditorium Seraphicum.

L’evento, promosso dalla Pontificia Facoltà teologica “San Bonaventura” in collaborazione con il PISAI - Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica, il Cineforum Seraphicum e il mensile San Bonaventura informa, ha proposto in anteprima europea il docu-film del resista americano Alex Kronemer, sull’incontro di Francesco di Assisi con il Sultano Al-Kamil.

Una proiezione, dinanzi a centinaia di persone, che ha fatto da apripista alle numerose celebrazioni attese l’anno prossimo, quando si ricorderà l’ottavo centenario di questo evento che vide san Francesco partire per un lungo viaggio alla volta di Damietta, allo scopo di incontrare - nel 1219 - il Sultano e convertire il suo popolo, sfoggiando le sole “armi” del Vangelo e del confronto pacifico.

Il docu-film è stato introdotto dal saluto di fra Emanuele Rimoli, docente del Seraphicum e promotore dell’evento, e dalla presentazione del regista Alex Kronemer e di sr. Marie Lucey Assistant Director del “Franciscan Action Network”. Presenti in sala anche Patrick Carolan Executive Director del “Franciscan Action Network” e fra Mike Lasky (OFMConv), promotore di “Justice, Peace and Integrity of Creation”.

La ricostruzione dell’evento da parte del regista americano, ha dato l’opportunità di sviluppare un interessante dialogo sulle tematiche legate all’incontro, come la personalità di Francesco e del Sultano, il ruolo della Chiesa, le crociate, gli eventuali “condizionamenti” derivanti dall’incontro.

Un dialogo aperto e franco, moderato e stimolato da fra Emil Kumka docente di Francescanesimo, al quale hanno partecipato fra Dariusz Wisniewski (OFMConv), teologo e già missionario in Turchia, e il prof. Adnane Mokrani, professore associato del PISAI.

Il professor Mokrani, tra gli altri spunti, ha evidenziato quello di un “mimetismo nel bene, nel riscoprire una umanità comune, un vedere l’altro non come una persona ostile ma con umanità, come una persona che prega”.

Da parte sua, fra Dariusz Wisniewski ha rimarcato come “Francesco non voleva una pace a scapito della propria identità ma cercava un incontro basato sul rispetto e l’amicizia”, sottolineando come “in ogni incontro autentico fra gli esseri umani è presente Dio”.

Che il viaggio a Damietta di Francesco e l’incontro con il Sultano abbiano rappresentato una forte esperienza “interreligiosa” diremmo oggi, rilevante anche per il governo dell’Ordine è evidente dall’inserimento nella Regola (bollata e non bollata, rispettivamente del 1221 e 1223) di un capitolo dedicato a quei frati che “per divina ispirazione” vorranno andare tra i Saraceni.

“Scopo di Francesco era quello di andare ad annunciare il Vangelo - ha aggiunto fra Wisniewski - ed è importante sottolineare come scriva ‘tra i Saraceni’, ovvero inter, no contra e neppure ad, ovvero Francesco pensa alla presenza dei frati nel mondo, proprio tra la gente, come portatori di pace”.

Il dibattito ha rappresentato anche l’occasione, dinanzi alle libertà dell’arte cinematografica, di leggere parallelamente i dati storici forniti dalle Fonti francescane, riflettendo per esempio sulla composizione delle Lodi di Dio Altissimo, affini ai 99 nomi con cui si invoca Allah.

“Esiste una evidente affinità - ha spiegato il prof. Mokrani - ma non si tratta di un sincretismo. Di certo tra Francesco e il Sultano c’è la capacità di ascolto e di imparare qualcosa l’uno dall’altro. Questo richiede umiltà e libertà dall’arroganza che è un concreto rischio anche della fede e della spiritualità. È quando siamo liberi che possiamo apprezzare la bellezza dell’altro, non percependolo come un pericolo, senza gelosie ma come opportunità di arricchimento spirituale”.

E proprio guardando all’obiettivo della pace, agli ospiti è stata consegnata da fra Emanuele Rimoli una pergamena con parte del testo delle Lodi di Dio Altissimo di san Francesco e, specularmente, alcuni dei novantanove nomi con i quali si invoca Dio.

Un dono dalla forte carica simbolica, per sottolineare come, nelle rispettive differenze, si possa pregare, dialogare e operare per raggiungere la pace.


Nella foto: fra Emanuele Rimoli con il regista Alex Kronemer


fonte: Seraphicum Press Office