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Il dialogo, Kolbe e papa Francesco
07 Maggio 2018

Si è tenuto sabato scorso (5 maggio) il Convegno kolbiano promosso dalla Pontificia Facoltà teologica “San Bonaventura” Seraphicum sul tema “Il dialogo interreligioso interpella la Milizia dell’Immacolata. Una riflessione a partire da Kolbe”. Un appuntamento consueto nel calendario accademico per riflettere, ogni anno, sulle nuove sfide e per dare contributi e orientamenti alla luce della testimonianza di fede e vita di san Massimiliano Kolbe.

Il convegno, moderato da Anna Maria Calzolaro, ha proposto gli interventi di fra Silvestro Bejan, delegato generale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso dell’Ordine dei Frati minori conventuali e direttore del Cefid, il Centro Francescano Internazionale per il Dialogo di Assisi, e di fra Raffaele Di Muro, direttore della Cattedra Kolbiana del Seraphicum e presidente internazionale della Milizia dell’Immacolata.

Fra Bejan è intervenuto su “Le urgenze del dialogo interreligioso nell’insegnamento di Papa Francesco” rimarcando come «Papa Francesco usa frequentemente la parola urgente. Di fronte al mondo attuale il Pontefice richiama fortemente il senso dell’urgenza. Usa questa parola ogni volta con delle sfumature diverse: “urgenza della pace”, “urgenza del dialogo e dell’incontro”, “urgente rinnovamento”, “urgente ricerca di unità”, etc.

Secondo il Papa “Non dobbiamo avere paura dell’incontro e del vero dialogo”. Bisogna costruire una cultura dell’incontro-dialogo e questa cultura genera valori, che Francesco chiama “i grandi valori morali” (Discorso, 6 giugno 2015), che fanno capo soprattutto alla giustizia, alla libertà e alla pace”».

Nella sua relazione, fra Bejan ha anche sottolineato come «Oltre la pace, che è il valore più importante, nell’elenco di Papa Francesco ci sono: “la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza e soprattutto della speranza” (Catechesi, 28 ottobre 2015).

Papa Francesco in linea con l’impostazione del Concilio Vaticano II, parla di una Chiesa che nel confronto con le altre realtà di fede non rinnega la propria identità e annuncia, anzi è tenuta ad annunciare, Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14, 6), in cui gli uomini devono trovare la “pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose” (NA 2)”».

Fra Raffaele Di Muro ha poi parlato di “Kolbe, Milizia dell’Immacolata e dialogo”, soffermandosi sul dialogo ecumenico e interreligioso, sul rapporto di Kolbe con le altre religioni che deve muovere da «un costante atteggiamento improntato alla più grande e sincera apertura di cuore nei confronti di ogni fratello». Fra Di Muro ha sottolineato come «Massimiliano Kolbe non conosce il dialogo interreligioso nella modalità oggi intesa dall’attuale teologia e dalla sensibilità dei credenti.

Dalle espressioni da lui utilizzate comprendiamo che il suo approccio verso gli ebrei, gli islamici, i buddisti, ecc., è caratterizzato dal desiderio che si possano convertire al cristianesimo, unica via di salvezza. Massimiliano agisce con la massima delicatezza, offrendo una splendida testimonianza di carità proprio grazie alla sua capacità di confronto, che raggiunge il punto più alto ad Auschwitz.

Quindi la Milizia dell’Immacolata può, unitamente al mondo ebraico, islamico, buddista e via dicendo, lavorare per la pace e per sollevare l’umanità dai drammi sociali che l’attanagliano da tempo». Sottolineando come «San Massimiliano chiede alla Milizia dell’Immacolata – ha concluso fra Di Muro – di essere presente in ogni luogo della società, di proporsi in ogni tipo di ambiente e di accettare ogni tipo di confronto. C’è bisogno di una Milizia che vada alla ricerca di chi è disponibile al dialogo e di coloro che, pur vivendo situazioni confessionali differenti, vogliono condividere un cammino di pace e amore, scandito da un sereno e fruttuoso dialogo».

Una esigenza, quella del dialogo, che è stata rimarcata nelle sue conclusioni anche dal preside, fra Dinh Anh Nhue Nguyen, che ha rimarcato come sia «necessario essere forti della propria identità e disponibili al confronto, nella consapevolezza di come ciò presupponga una cultura dell’ascolto, senza pregiudizi, al fine di testimoniare Cristo e l’amore di Cristo anche nel dialogo».

Al termine del convegno si è svolta una rappresentazione teatrale dal titolo “Nostri padri” – Kolbe raccontato da Francesco Gajowniczek (il padre di famiglia per il quale Kolbe offrì in cambio la sua vita, ndr), di Antonio Tarallo, interpretata da Davide Capone.


fonte: Seraphicum Press Office