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Benedetto di Polonia, compagno di missione di Giovanni da Pian del Carpine
16 Aprile 2018

Quando si parla della missione dei francescani alla corte dei Mongoli, si fa solitamente riferimento a Giovanni da Pian del Carpine. Fra Emil Kumka, docente di Francescanesimo, ci accompagna alla riscoperta di un'altra figura centrale ma poco conosciuta, quella di Benedetto di Polonia che partecipò all’impegnativa spedizione in veste di traduttore.

Nel 1226, quando morì Francesco, la Cina era poco più di un nome nella memoria degli eruditi o nei racconti dei mercanti veneziani di ritorno dal Vicino Oriente ma, in poco tempo, altri orizzonti si sarebbero aperti alla cristianità e all’Ordine francescano.

Era passato solo un anno dalla morte di Francesco e, all’altro capo del mondo, si spegneva Gengis Khan, fondatore dell’impero mongolo, e il figlio Ögödai si apprestava a colpire il cuore dell’Europa con le orde dei suoi Tartari. Velocemente conquistarono gli altipiani iranici, i principati russi e comparvero, nel 1241, alle porte di Cracovia.

Nello stesso anno vinsero la grande battaglia sotto Legnica contro l’armata polacca e i cavalieri teutonici. Per un anno Polonia, Ungheria e Balcani, fino alle coste dell’Adriatico, furono devastati dalle truppe del generale Batu. Poi, alla notizia della morte di Ögödei, si ritirarono nelle steppe eurasiatiche.

Innocenzo IV, aprendo nel 1245 il Concilio di Lione, pose la questione dei Tartari e decise di inviare a Karakorum un legato pontificio, per chiedere al Khan la loro conversione e la rinuncia alla conquista dell’Europa.

La scelta cadde sul francescano Giovanni da Pian del Carpine, che percorse più di diciannovemila chilometri «per poter portare a compimento la volontà di Dio, secondo l’incarico del signor papa e per essere in qualche modo d’aiuto ai cristiani».

Giovanni fu affiancato da Benedetto di Polonia, aggiuntosi alla legazione in Polonia, probabilmente a Breslavia nella tarda primavera del 1245, in veste di traduttore, poiché conosceva le lingue dei territori russi e forse in modo rudimentale la lingua dei Tartari.


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fonte: Seraphicum Press Office