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Tommaso e la fede pasquale
28 Marzo 2018

“Tommaso e la fede pasquale. La forza rivelativa delle mani nel Risorto” è il titolo del Focus del mese di San Bonaventura informa, a firma di fra Germano Scaglioni. Una riflessione per introdurci al vero senso della Pasqua, guardando le mani del Risorto. Auguri a tutti i nostri lettori!

«La passione, la morte e la sepoltura non rappresentano l’epilogo del “caso Gesù” - scrive fra Germano Scaglioni, docente di Nuovo Testamento - ma segnano un nuovo inizio. La tradizione evangelica conosce e descrive un “dopo”, uno sviluppo proprio a partire dagli avvenimenti del Venerdì santo.

Due gli elementi posti in evidenza: la scoperta della tomba vuota e le apparizioni del Signore risorto non a tutti, ma a testimoni prescelti. Ogni evangelista propone una propria versione di ciò che è accaduto dopo la morte di Gesù, ma i diversi racconti si possono ritenere ispirati allo stesso scopo: tracciare un percorso di riconoscimento del Signore risorto, passando dall’iniziale incomprensione alla gioia, dalla paura alla fede. La posta in gioco è alta: si tratta non tanto di aderire o meno a un insegnamento settoriale o particolare, ma di giungere alla professione della fede pasquale.

Questo aspetto emerge soprattutto nel Vangelo di Giovanni, in particolare al capitolo 20, in cui la narrazione - dalle azioni ai personaggi ricordati - propone il primo confronto con la novità della risurrezione di Gesù. […]

I racconti di Giovanni e di Luca sono concordi nel richiamare l’attenzione su alcuni aspetti della “fisicità” del corpo del Risorto: il quarto evangelista insiste su “mani e costato”, mentre nel racconto lucano gli Undici e gli altri presenti devono guardare “le mani e i piedi”. Ciò che accomuna i due Vangeli è dunque lo sguardo rivolto al corpo del Risorto, in modo particolare alle mani: “Guardate le mie mani”. […]

Il lettore ascolta nuovamente l’invito di Gesù: «Guarda le mie mani» (Gv 20,27). Infine, l’ultimo imperativo del Risorto riguarda la fede di Tommaso: «E non essere incredulo, ma credente» (Gv 20,27). La risposta non è un semplice moto di gioia, ma una delle più importanti professioni di fede cristologica del Nuovo Testamento: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20,28).

Nel passaggio da un’irriducibile incredulità alla fede pasquale, l’evangelista ha posto in rilievo l’importanza del “guardare le mani del Risorto”, secondo una dinamica che rappresenta una logica non solo narrativa, ma teologica».


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 2).
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fonte: Seraphicum Press Office