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Festa della lingua di sant'Antonio
16 Febbraio 2018

Sarà celebrata domenica (18 febbraio), nella Basilica di Sant’Antonio a Padova, la festa della traslazione detta “della Lingua” benedetta del Santo. Un appuntamento che nel calendario liturgico ricorre il 15 febbraio ma che viene di fatto celebrata nella domenica più vicina alla festa.

San Bonaventura informa ospita, nella rubrica “Orizzonti francescani”, un articolo di fra Andrea Vaona, docente di Storia ecclesiastica presso l’Istituto Teologico Sant’Antonio Dottore e la Facoltà Teologica del Triveneto.

«L’8 aprile 1263, domenica in Albis, in occasione della esumazione del corpo di sant’Antonio, per deporlo in una nuova cassa entro un sepolcro più dignitoso, nella parte ormai terminata della basilica in costruzione, presente il settimo generale dell’Ordine francescano, san Bonaventura da Bagnoregio, mentre il resto del corpo era ridotto in polvere, “la lingua, benché fosse stata sotto terra per trentadue anni, era così fresca, rossa e bella, come se il padre santissimo fosse appena morto”.

Ce lo fa sapere (ed è la più antica testimonianza), la biografia antoniana Benignitas, d’una decina d’anni appena posteriore all’avvenimento. Meno preciso nel conteggio degli anni di sepoltura, ma con particolari interessantissimi, un panegirico in lode di sant’Antonio, tenuto nella basilica del Santo da un francescano sul finire del secolo, ci informa che “verificarono la cosa non soltanto i frati, ma anche moltissimi laici, specialmente i dodici degni di fede eletti dal Comune di Padova, i quali poi ne resero testimonianza al Papa”. […]

Per i devoti di oggi è anche un richiamo forte alla centralità della Parola di Dio nella vita cristiana: Antonio predicò con coraggio e passione quella Parola che ispirava la sua vita; quella Parola è vera ed eterna; ciò che molto umilmente è stato a servizio di quella Parola (l’apparato vocale) non è stato oggetto di corruzione. Parliamo di apparato vocale perché circa otto secoli dopo – come molti non sanno – il prodigio si è rinnovato!».


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 13).

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fonte: Seraphicum Press Office