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Fare teologia insieme, con stupore
09 Febbraio 2018

Fare teologia insieme con stupore, nel segno del Concilio è il tema dell’articolo proposto nella rubrica “Attualità e teologia” di San Bonaventura informa, a firma di fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi.

«L’anno appena concluso - scrive fra Paoletti - ha visto, tra i vari eventi e anniversari, la celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Associazione Teologica Italiana (ATI). Nel 1966 a Roma, durante il Congresso internazionale di teologia conciliare, alcuni teologi italiani si incontrarono e decisero di dare vita all’Associazione.

Il clima conciliare, l’entusiasmo di lavorare insieme, la provocazione a ripensare la teologia all’insegna del superamento del divorzio tra fede e vita, tra teologia e pastorale, e l’esigenza di “tradurre il Concilio in italiano”, cioè di verificare e stimolare un’effettiva ricezione del Concilio Vaticano II nella teologia italiana, furono le motivazioni che portarono ad organizzare un Congresso a Napoli nel gennaio 1967, a cui furono invitati tutti i professori di teologia delle Facoltà e dei Seminari teologici italiani: vi parteciparono oltre duecento docenti.

A conclusione di quel Congresso venne fondata l’ATI, “nello spirito di servizio e di comunione indicato dal Concilio Ecumenico Vaticano II”, parole ricordate da papa Francesco nel discorso rivolto ai membri dell’ATI, ricevuti in udienza il 29 dicembre scorso. […].

Il papa ha richiamato alcuni temi fondamentali del fare teologia oggi. Innanzitutto il fare teologia insieme come un “fatto di stile che esprime già qualcosa di essenziale della Verità al cui servizio si pone la teologia. Non si può pensare, infatti, di servire la Verità di un Dio che è Amore, eterna comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e il cui disegno salvifico è quello della comunione degli uomini con Lui e tra loro, facendolo in modo individualistico, particolaristico o, peggio ancora, in una logica competitiva”.

Ricordo a questo proposito che al Seraphicum da più di un sessennio ci stiamo confrontando nel riconoscere il metodo in teologia intrinsecamente connesso alla vita teologale in comunità. La sfida che abbiamo cercato di raccogliere ed accogliere è stata ed è quella di “fare teologia in comunità” come stile teologico derivante dal logos che crea dià-logos, comunicazione e comunione».


Leggi qui l'articolo integrale (pag. 10).

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fonte: Seraphicum Press Office