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Un frate tra i “fratelli briganti”
05 Febbraio 2018

Un frate minore conventuale entra in un carcere di massima sicurezza, dove sono reclusi collaboratori di giustizia, e va incontro a persone che portano il carico di pagine pesantissime della propria esistenza, trovando il pentimento, il desiderio di perdono, la voglia di ricominciare per se stessi e ancor prima per la famiglia. 

San Bonaventura informa dedica il "Focus del mese" a un’intervista a fra Giuseppe Giunti che racconta questa esperienza calcando con delicatezza il terreno di confessioni “forti”, di abbracci, del rapporto con i “fratelli briganti”, come Francesco di Assisi chiamava chi si trovava a delinquere.

Cosa può dire un sacerdote a una persona che confessa reati tanto efferati? Qual è la strada che indica loro percorribile per una riconciliazione con se stessi, con le vittime, con i familiari?
«Questa domanda - risponde fra Giuseppe Giunti - ha una sola ed esclusiva risposta, si può soltanto rendere presente, viva ed efficace la risposta di Gesù sulla croce, a pochi momenti dalla morte, data al criminale che aveva accanto, narrata da Luca al capitolo 23, 42s.

Gesù non discute sui reati, sulle pene, sulla giustizia romana; la sua risposta stabilisce, promette una relazione con quell’uomo. Tu, oggi, sarai con me. Il tutto preceduto da una garanzia forte e indiscutibile con la quale Gesù mette la propria garanzia al tutto: “in verità”. […]

Dai suoi racconti, peraltro molto discreti, relativi a queste esperienze nelle carceri di massima sicurezza, sono stata colpita in maniera forte dalla sensazione di grande disagio avvertita nel momento in cui si è trovato ad assolvere una persona. Confessione-assoluzione non è un semplice automatismo...
Sono state le parole dell’atto sacramentale “io ti assolvo” che mi hanno scosso come non mai. Intanto il termine stesso risulta ambiguo ma anche potente in quel contesto, perché si tratta di uomini condannati, non assolti, dai nostri Tribunali che ora Dio Padre invece assolve e non condanna, dal suo punto di vista, nella sua logica.

Non posso chiamarlo disagio, ma totale inadeguatezza a parlare in persona di Gesù a fratelli speciali, molto speciali. E non mi vergogno nel ricordare l’abbraccio e le lacrime liberatorie per me e per altri. Mi sono sentito piccolo piccolo...».



IN PAROLE FRANCESCANE

«I briganti, per bontà e misericordia di Dio, ascoltarono ed eseguirono alla lettera, punto per punto, quanto i frati avevano loro richiesto. Anzi, toccati da tanta umiltà e benevolenza, cominciarono a loro volta a servirli, portando sulle loro spalle la legna fino all’eremitaggio.
Alcuni di loro entrarono infine nell’Ordine, gli altri confessarono i loro peccati e fecero penitenza delle colpe commesse, promettendo ai frati di voler vivere d’allora in poi del proprio lavoro e mai più commettere quei misfatti».
Specchio di perfezione (FF 1759)


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fonte: Seraphicum Press Office