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Come coniugare pace, giustizia e perdono
13 Dicembre 2017

“L’amore del prossimo come pacifismo neotestamentario”  è il titolo dell’articolo con il quale fra Francesco Targoński, docente di Teologia morale speciale, riflette su come coniugare pace, giustizia e perdono.

«I precetti/detti evangelici che compongono il concetto del pacifismo neotestamentario – scrive il prof. Targoński - sono a dir poco sconvolgenti e in opposizione alla logica umana che ordina di difendere se stesso, i propri beni e le altre persone. Cedere alla violenza e all’ingiustizia vuol dire acconsentire alla legge del più forte e alla vittima delle sue passioni e dipendenze.

Il Vangelo è lungi dall’esaltare il pacifismo a tutti costi: il suo scopo è insegnarci che, nelle nostre relazioni, dobbiamo tendere ad affermare l’amore, l’unica forza costruttiva.

La Domenica XXIV del tempo ordinario ci dice che «si è giusti solo nel perdono». Il tema del perdono è un tema romantico finché non capita direttamente a noi la sofferenza di un torto. Da quel momento in poi ci si dimentica del romanticismo del perdono e ci si infervora con un’altra parola: giustizia.

La vera rivoluzione è tenere insieme tre parole che solitamente concepiamo in maniera sciolta: pace, giustizia, perdono. Straordinariamente Giovanni Paolo II ha fatto questa sintesi: «non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza perdono».

Il perdono è atto di giustizia e non la traduzione teologica di “vogliamoci bene”. Ecco il “perdono di cuore” sta a significare il cammino che una persona deve compiere per eliminare dal proprio cuore il rancore, il puntiglio, il retrogusto dell’orgoglio ferito. Il perdono non è il gesto di una volta ma un cammino che a volte dura dieci minuti, altre volte un’intera vita». (F.T.)


Leggi qui l’articolo integrale (pag. 11)
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fonte: Seraphicum Press Office