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Gaudí terziario francescano e architetto di Dio
19 Febbraio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 27)


Quando si parla dell’architetto Gaudí si pensa subito a opere come la Casa Batlló, la Casa Milà e, soprattutto, la Sagrada Família di Barcellona. Pochi sanno che l’artista era un terziario francescano che, a un certo punto della sua vita, scelse uno stile di vita ascetico.
Fra Felice Autieri ci accompagna, nella rubrica “La fraternità dei laici” di SBi alla riscoperta dell’architetto di Dio.

«Antoni Gaudí i Cornet nacque a Reus in Catalogna il 25 giugno 1852, quintogenito di Francesc Gaudí i Serra e di Antònia Cornet i Bertran. Battezzato il giorno successivo, fin da giovane fu segnato da una serie di lutti familiari ad incominciare dalla madre che morì quando era un bambino, dal fratello e dalla sorella. Soffriva di forti dolori reumatici e ciò dovette contribuire alla formazione di quel suo carattere schivo e riservato che lo avrebbe sempre accompagnato.

Gaudí iniziò gli studi presso la scuola di Reus, fu uno studente forse svogliato ma certamente brillante, sbalordiva chi gli stava intorno per la sua genialità. Era dotato di un acume verso la realtà che lo circondava che risultò particolarmente congeniale per la scuola di architettura, i cui studi intraprese diciassettenne a Barcellona. Ebbe l’opportunità di conoscere le nozioni di base attinenti a tale disciplina, non senza numerose difficoltà. La sua insofferenza verso i rigidi accademismi non gli impedirono però di concludere brillantemente gli studi, nel 1878, con il giudizio finale di “ottimo”. […]

Nel 1883 ricevette la commissione di procedere alla costruzione della chiesa iniziata dall’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, denominata Basílica i Temple Expiatori de la Sagrada Família, meglio conosciuto come Sagrada Família. Si trattava di una costruzione monumentale e complessa, ad oggi ancora in costruzione, che assorbì le sue energie fino alla morte.

L’opera - sintesi originale tra arte, architettura e vita - segnò tutta la sua esistenza e fu edificata grazie alle elemosine raccolte per decenni in cui in cui si avvertì profondamente il distaccarsi dell’artista dalla tradizione storica, in favore di un’invenzione formale estremamente libera e fantastica. Considerato l’architetto emblematico del modernismo novecentesco, Gaudì fu anche rappresentante di una corrente culturale e spirituale che opponeva all’anarchismo e ai fervori socialisti dei primi del ‘900, dai valori profondamente cristiani e quasi mistici. […]

Possiamo dire che la Sagrada Família segnò un vero e proprio spartiacque esistenziale nella sua vita: si sentì investito da un rigidissimo imperativo mistico e spirituale che lo spinse a ritirarsi completamente dalla vita pubblica. Per quarantadue anni, dal 1884 fino al giorno della morte, lavorò instancabilmente alla “cattedrale dei poveri”.

Scelse uno stile di vita quasi ascetico, finalizzato alla costruzione di quello che fu concepito come un altare espiatorio. Negli ultimi tempi, prima di morire, non si allontanò più dal cantiere neppure per dormire, infatti si era ricavato un angolino nell’erigenda cattedrale, dove studiava e lavorava giorno e notte. Visse da eremita, conducendo un’esistenza di povertà e solitudine, spendendosi a servizio della sua professione, ma con un fine più alto: edificare la città di Dio in quella degli uomini». (F.A.)


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fonte: Seraphicum Press Office