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Sui passi dei santi francescani
25 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 29)


Con il nuovo numero di San Bonaventura informa, in uscita nei prossimi giorni, ci incammineremo sui passi dei santi francescani, per conoscerne a fondo vita e spiritualità. Ad accompagnarci in questo "viaggio", che durerà un anno, sarà fra Raffaele Di Muro, docente di Spiritualità francescana e, da sabato, nuovo Preside della Facoltà.

«Cercheremo di sondare il cammino delle figure che, con il fluire dei secoli, si sono ispirate alla pregevole eredità di san Francesco d’Assisi. Ci chiediamo subito: cosa è la santità? Il cardinale Angelo Amato, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, afferma che "La santità è vivere in grazia di Dio, avere cioè la coscienza libera da ogni peccato. Come fare per vivere in grazia di Dio? Bisogna compiere il bene ed evitare il male. In concreto, bisogna seguire la voce interiore della nostra retta coscienza che ci invita a operare il bene mediante l’obbedienza ai dieci comandamenti. Il Signore, poi, ha perfezionato la legge antica invitando i discepoli a vivere le beatitudini della povertà, della mitezza, della pacificazione, della concordia, della pazienza nelle persecuzioni, della preghiera e dell’amore per i nemici. Ci ha invitati, inoltre, a soccorrere i bisognosi perché in loro è presente lui stesso" (A. Amato, I Santi evangelizzano, Città del Vaticano 2013, 9-10).

Lo stesso autore ci ricorda il ruolo fondamentale della grazia nel cammino di conversione e santificazione dell’uomo. Essa è «un dono gratuito, frutto della pura bontà e magnanimità di Dio […]. Ogni dono divino è gratuito, ma la grazia come dono soprannaturale lo è in modo speciale. Per cui la nostra comunione con Dio non è il risultato della natura, ma della grazia» (A. Amato, I Santi, testimoni della fede, Città del Vaticano 2014, 30-31).

A questo punto ci chiediamo in cosa consista la santità francescana. Essa è costituita dal patrimonio spirituale di uomini e donne che, da san Francesco in poi, hanno contribuito ad arricchire la Chiesa e l’umanità con una testimonianza di vita evangelica secondo lo stile inaugurato dal Poverello. Sulla sua scia, essi tendono anzitutto alla conformazione a Cristo, ossia alla contemplazione della sua kenosi che conduce al desiderio di imitazione, che, poi, si concretizza nel riproporre, nella singola esperienza spirituale, i tratti del Signore povero ed umile». (R.D.M.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office