CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
I francescani e l’economia, un impegno al servizio del prossimo
22 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 25)


I francescani e l’economia, un impegno al servizio del prossimo. Ne scrive in SBi Paolo Capitanucci, andando alle radici della fraternità nell’economia, testimoniata, studiata e promossa da numerosi esponenti del mondo francescano che, nel corso dei secoli, hanno dato vita a un’economia etica.

«Il grande evento Economy of Francesco, dal quale è nata l’idea della mostra Economia Fraterna che è stata inaugurata ad Assisi il 18 settembre e che, con ogni probabilità, verrà prorogata sino all’inizio dell’estate, ha, tra le tante questioni di più cogente attualità, certamente riportato l’attenzione su un aspetto peculiare della riflessione francescana, ben noto da tempo agli storici del francescanesimo e dell’economia.

L’interesse per l’economia infatti, sin dagli albori dell’Ordine, sembra sia stato uno dei tratti caratteristici del pensiero francescano che, secondo non pochi studiosi, avrebbe dunque anticipato temi e questioni di fondamentale interesse ancora oggi e avrebbe favorito la formazione di veri e propri lessici sociali ed economici.

"La Scuola francescana - dice a proposito Oreste Bazzichi - introduce i concetti di capitale, industria, mercato, equo interesse, valore economico, giusto prezzo, sconto, cambio, valore antropologico del lavoro, capaci di esprimere i codici rappresentativi dell’agire economico e commerciale e i modelli attraverso i quali interpretare la metamorfosi profonda della società".

Dal canto suo Marco Bartoli, storico del Francescanesimo, riassume in questi termini la curiosa questione: "l’apparente paradosso è nel fatto che, proprio coloro che avevano fatto professione di altissima povertà, divennero specialisti della ricchezza ed elaborarono un codice morale per i professionisti del mercato, i mercanti ed i banchieri".

Tra le figure che sicuramente hanno dato un contributo significativo in tal senso è doveroso richiamare in primo luogo il provenzale Pietro di Giovanni Olivi, autore del celebre Tractatus de emptione et venditione, de contractibus usurariis et de restitutionibus.

La "modernità" della sua visione riguardo la lettura delle categorie dell’economico sembra, secondo molti studiosi, anticipare tanto la riflessione sulla teoria del capitale e dell’interesse, quanto quella sulla teoria del valore economico e del giusto prezzo.

Di un certo rilievo, secondo recenti studi, sarebbero inoltre le riflessioni del meno conosciuto filosofo e teologo francescano Alessandro Bonini d’Alessandria che come rileva Orlando Todisco: "con il trattato De usuris del 1307, riprende il tema dell’usura ed insieme sviluppa un argomento specifico, quello del cambiavalute con rilievi intelligenti circa l’identità cristiana del mercante o imprenditore".

Occorre dipoi notare che più di qualche riferimento a questioni che noi oggi diremmo di interesse etico-economico non manca persino nelle opere di teologi per altri aspetti molto noti e studiati come Bonaventura che, ad esempio nel De superfluo, sembra sostenere una relazione diretta e stretta, univoca e funzionale tra "avarizia" e "superfluo"». (P.C.)

 

Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.


fonte: Seraphicum Press Office