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Come abitare la casa comune in fraternità
11 Gennaio 2021

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 7)


Il pensiero francescano come vera alternativa all’Europa della tecnocrazia, per giungere alla realizzazione di un’unione sovranazionale più solidale e fraterna, senza esclusi, e accogliente per le future generazioni. Una riflessione di Oreste Bazzichi in San Bonaventura informa, per imparare ad abitare la casa comune in fraternità.

«Francesco d’Assisi è colui che dà spessore al bene comune internazionale, che esce dal mondo non per separarsene, ma per farne il suo cortile dai confini mondiali (nn. 164-175); è colui che, rinunciando ai beni terreni, ha acquisito per sé e per la primitiva generazione di pensatori francescani lo spirito della rigenerazione dell’uomo e della sua attività, proponendo addirittura la povertà come leva per dare inizio all’economia di mercato, finalizzata nella civitas, di cui l’opera di Ambrogio Lorenzetti Allegoria del buon governo, dipinta nel 1338 nella "Sala dei Nove" o della "Pace" del Palazzo Pubblico di Siena, ne dà ampia rappresentazione e significazione: ogni organizzazione sociale per perseguire il bene comune deve essere guidata dalle virtù coltivate nell’armonia tra cittadini, una "Concordia", che a sua volta discende dalla "Giustizia", la quale attinge l’amministrazione direttamente alla "Sapienza" divina (nn. 238-242).

Ciò ovviamente chiama in causa l’etica dei nostri governanti e del loro rapporto con la gestione del potere politico. Sembra che per papa Francesco il buon governante sia colui che sa - come egli stesso afferma - "discernere le strade della speranza". In questa affermazione, il Pontefice introduce un principio fondamentale, per l’avvio di una rinnovata riflessione sull’etica pubblica dei soggetti che detengono il potere.

Questo è il campo dell’impegno anche della Chiesa, che si fa punto di riferimento per rendere possibile il rapporto di convivenza umana universale. La categoria del pellegrino diventa, qui, fondamentale nella comprensione della coscienza collettiva anche dell’essere Europa.

La pandemia da Covid-19, che ha paralizzato gran parte dell’attività umana e la sopravvivenza dell’intero pianeta, ha posto in evidenza che il pensiero francescano, da questo punto di vista, può davvero rappresentare la vera alternativa all’Europa della tecnocrazia, nella realizzazione di un’unione sovranazionale più solidale e fraterna, senza esclusi, e accogliente per le future generazioni.

Nell’epoca della globalizzazione, l’attività economica non può prescindere da un processo di umanizzazione solidale, che comporta il superamento dei confini e del processo di integrazione planetaria nell’unità della famiglia umana.

Non è, infatti, con l’estensione della logica mercantile (nn. 189-198) che si possono risolvere i problemi dello sviluppo di un’ecologia i n t e g r a l e (economica, ambientale, sociale, culturale, del bene comune, nn. 138-158), al cui perseguimento, accanto ai tradizionali principi dell’etica sociale (la giustizia, la solidarietà, l’onestà e la responsabilità) devono trovare posto - come proposto dalla Caritas in veritate e dalla Laudato si’ - il principio di gratuità e la logica del dono come espressione di fraternità.

Introducendo in tutte queste sfere rapporti di reciprocità, che traducono in atto il principio di fraternità, il pensiero socio-economico francescano propone una sintesi tra concorrenza e solidarietà, tra competizione e condivisione, aggiungendo ai due valori classici del sistema economico - valore d’uso e valore di scambio - un terzo valore che li racchiude entrambi: il valore relazione». (O.B.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office