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Cosa sta dietro le parole
16 Dicembre 2020

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 36)

 

Cosa sta dietro le parole, quali allusioni, quali sentimenti? È il viaggio nel quale accompagna fra Emanuele Rimoli nella rubrica "Il tesoro dello scriba" di San Bonaventura informa, "ascoltando" cinque testi che danno voce a silenzi biblici.

«Leggere le Scritture comporta l’esperienza di rapporto con un mondo fatto di simboli, rimandi, eventi e personaggi che testimoniano, ognuno a suo modo, ciò che il Salmo proclama in forma poetica: «invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie» (Sal 74,2).

Così in ognuno degli episodi, attraverso coloriture e situazioni diverse, si rivela il desiderio di Dio - creatore, redentore, sposo, salvatore, pastore - di raggiungere gli uomini, fatto che costituisce la meraviglia per i cuori: davvero Dio è così vicino, anche in circostanze fortemente drammatiche (Giobbe, Ester, Rut), paradossali (Saul e Davide), o perfino curiose e simpatiche come la vicenda del profeta Giona.

Generalmente dei personaggi veniamo a conoscere i pensieri, il carattere, in alcuni casi i sentimenti o lo struggimento (si pensi agli apostoli Pietro e Paolo), segno che l’intera gamma dell’esperienza umana è inglobata nel mistero della rivelazione di Dio - o guardandolo da un’altra angolazione, nulla dell’umanità è estromesso dalla relazione con Dio.

Eppure al lettore più attento non sarà sfuggito che nei racconti biblici ci sono spesso dei vuoti narrativi, dei silenzi che nascondono, forse per senso del pudore, le reazioni dei personaggi alla vicenda che attraversano: conosciamo forse i pensieri e i sentimenti di Abramo mentre conduce il figlio sul monte Moria? O di Isacco (Gen 22)? Cosa avrà pensato Maria di Nazaret dopo che «l’angelo partì da lei» (Lc 1,38)? E Giuseppe quando è fuggito in Egitto con Maria e il bambino (Mt 2,14)? Cosa avrà turbato il sonno della moglie di Pilato (Mt 27,19) e quali pensieri avranno nutrito l’angoscia di Gesù nel Getsemani (Mc 14,33)?

Sono solo alcuni esempi, ma la lista è davvero lunga. Qui entrano in gioco le arti, in particolare la letteratura. Non tanto per riempire i vuoti dei racconti con fantasie violandone i silenzi, ma per tentare di illustrare i drammi dei cuori in modo che il lettore possa riconoscersi, identificarsi, e vi trovi le parole per dare voce ad angosce, gioie, speranze, terrori, incertezze, desideri.

Di cosa infatti è allusione la letteratura se non del profondo e insopprimibile anelito di ogni cuore alla relazione? Con ogni linguaggio, in ogni esperienza, con tutti i sentimenti senza vergogna alcuna, la letteratura serve la ricerca dei cuori, e la esprime.

I libri di seguito hanno questo intento o perlomeno questa chiave di lettura: dare voce ai silenzi dei racconti biblici, entrare in punta di piedi nell’interiorità di alcuni personaggi, esplorarne il sottosuolo». (E.R.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office