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La musica nell’Antico e Nuovo Testamento
05 Novembre 2020

Leggi qui l'articolo integrale (a pag. 26)


"Il canto continuo della Bibbia" offre una lettura sulla musica nell’Antico e Nuovo Testamento, condotta per San Bonaventura informa da fra Gian Nicola Paladino, frate minore cappuccino, docente di Lingua Ebraica ed Esegesi del Primo Testamento all’Istituto Filosofico Teologico San Pietro di Viterbo.

«Quando Giacobbe, in fuga da Esaù suo fratello, giunse a Betel, stando a Genesi 28, 10-19 ebbe una visione: "una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa". Una parabola giudaica vuole che alla fine gli angeli tralasciassero di rimuovere la scala che, perciò, rimase impiantata sulla terra. È, così, divenuta la scala musicale le cui note angeliche permettono ancora a Dio di scendere e conversare con noi e a noi invece di ascendere in cielo per raggiungerlo.

Il connubio tra Musica e Bibbia è una costante per il dato artistico e/o religioso. Il mio intento è di tracciare qui solo un breve profilo simbolico della presenza della Musica nelle Scritture del Primo e del Nuovo Testamento. L’approccio vuole essere propriamente teologico.

All’interno della Bibbia c’è, infatti, una sorta di spartito musicale in esecuzione lungo tutta la storia dell’uomo. L’evento stesso della Creazione è affidato in Genesi 1 a un fatto uditivo, anzi sonoro: "In principio…Dio disse: Sia la luce! E la luce fu" (Genesi 1, 1.3).

Il Quarto Vangelo così amplifica il versetto genesiaco: "In principio era la Parola…Tutto è stato fatto per mezzo di essa e senza di essa niente è stato fatto di ciò che esiste" (Giovanni 1, 1.3).

Sul finire del Libro di Giobbe invece il Creatore è raffigurato nell’atto di posizionare la pietra di fondazione del cosmo, mentre "le stelle del mattino cantavano in coro e tutti i figli di Dio (cioè gli angeli) gridavano la loro gioia" (Giobbe 38, 6-7).

Il creato diventa quindi una sorta di solida musica, ininterrottamente disponibile all’ascolto umano: «I cieli narrano la gloria di Dio, il firmamento proclama l’opera delle sue mani…, senza discorsi e senza parole, senza che si oda alcun suono. Eppure la loro voce si espande per tutta la terra, sino ai confini del mondo la loro parola» (Salmo 19,2-5). San Giovanni Crisostomo così commenta questo Salmo nel IV secolo: «Questo apparente silenzio dei cieli è una voce più risuonante di una tromba: questa voce non canta ai nostri orecchi ma ai nostri occhi la grandezza di chi ci ha creati».

L’idea di una "musica silenziosa per la quale è necessario aprire una particolare sintonia o canale di ascolto" soggiace alle Sacre Scritture». (G.N.P.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office