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Che cosa ci fa lieti?
23 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 38)


Che cosa ci fa lieti? L’uomo alla ricerca della felicità: l’amore libera la libertà nell’uomo, lo rende capace di gioia. È il libro di Giovanni Emidio Palaia, recensito da fra Guglielmo Spirito, docente di Teologia spirituale, nella rubrica "Tra le righe" di San Bonaventura informa.

«"Quale domanda seria ci pone questo libro! - scrive Beatrice Fazi - E quanti anni ho trascorso eludendola, concentrata, piuttosto, a chiedermi cosa rendesse così infelice la mia vita". Così inizia l’invito alla lettura di questo sorprendente libro. Sorprendente perché sconcertante, destabilizzante e rincuorante allo stesso momento. Si rincorrono voci autorevoli - dall’invito alla lettura di Beatrice Fazi, alla postfazione del Card. Lajolo, passando per la prefazione del Card. Zuppi -, che incorniciano una prospettiva larga, come una fuga di archi gotici e policroma come un mosaico bizantino. L’autore ha ricamato i brevi capitoli con eserghi tratti dalle Scritture, che declinano il bisogno e la vocazione dell’uomo alla letizia, scrivendo uno spartito che, al modo del bolero di Ravel, incalza il tema ricorrente incorporando nuovi strumenti nello scorrere delle pagine.

Il chaire, rallegrati, con cui l’angelo annuncia la nascita di Gesù a Maria (Lc 1, 28), "rappresenta senz’altro la denominazione programmatica di ciò che il cristianesimo è nella sua essenza", afferma Palaia citando Ratzinger. L’incontro con una persona, con un amore che ci precede ed è una presenza imprevedibile: l’avvenimento della persona di Cristo, che vuole che ogni uomo partecipi alla sua "pienezza di gioia" (cf. Gv 15, 11).

Siamo chiamati a partecipare di una sovrabbondanza di vita, ad essere "esagerando un po’ un con-creatore" (p.62; un sub-creatore direbbe J.R.R.Tolkien). Cristo ci ha "attirati a sé" (Gv 12, 32), come ha fatto con il ladrone sulla croce (cf. Lc 23). Tutto è intriso di mistero, tutto allude a una benevolenza che ci avvolge ma che non è per niente evidente. Chi spera è libero dall’esito perché non mette le proprie attese in qualcosa che fissa lui. Chi spera è libero dall’esito perché va oltre se stesso, affidandosi ad un Altro.

Il cuore di chi spera è lieto, perché riposa nella certezza che le cose stanno andando verso una positività ineliminabile. La letizia è la percezione ultima della positività della realtà, che resiste nel cuore di chi spera anche nelle situazioni che appaiono negative. La percezione che non sono solo in balia degli eventi, che sono davvero accompagnato, che sono custodito: questo permette di rimanere nella gioia». (G.S.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office