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Il Tesoro dello scriba dedicato a san Giovanni Crisostomo
20 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 36)


Prendi un po’ di vino con moderazione e L’ospitalità arricchisce chi la pratica sono i due testi di san Giovanni Crisostomo sui quali fra Emanuele Rimoli, docente di Antropologia cristiana, riflette nella rubrica "Il tesoro dello scriba" di San Bonaventura informa.

«I Padri, i pastori in particolare, erano soliti scrutare assieme le Scritture e gli eventi della comunità che guidavano cercando le connessioni di senso che permettessero di scoprire il Cristo nascosto in ogni cosa, il roveto ardente che dà significato a gesti, ritmi del tempo, drammi, urgenze, celebrazioni.

L’obiettivo ultimo di un tale continuo lavorio era rendere testimonianza all’ampiezza del mistero di Dio e rendere accessibile - gustabile! - con consapevolezza il dono dell’Emmanuele: il Dio-con-noi che ha assunto ogni dimensione dell’umano, senza scartare o vergognarsi mai di nulla.

In questa scia, i testi di san Giovanni Crisostomo che presentiamo, sono due perle luminose che illustrano certamente la sua ben nota capacità oratoria (perciò era detto Bocca d’oro), e ancor di più ne testimoniano la premurosa attenzione a ciò che accadeva nella sua comunità.

Davanti all’eccesso è facile una reazione moralistica che sfocia in un immediato, e in un certo senso comodo, proibizionismo - ci si ubriaca con il vino, questo è maligno, ergo sia eliminato il vino.

In una soluzione del genere i problemi sono tanti: è superficiale poiché non aiuta a riflettere con maturità, non coglie dove risiede davvero il problema, accusa una creatura di Dio (il vino) di essere maligna, non rende ragione del posto d’onore che il vino ha nelle Scritture. Crisostomo taglia corto: "Il vino ci è stato dato da Dio non perché ci ubriachiamo ma perché siamo sobri, perché siamo lieti, non per stare male".

E se "Il vino allieta il cuore dell’uomo" (Sal 103), non è possibile che l’uomo lo tratti con incoscienza tanto da renderlo motivo di tristezza. Da qui l’insegnamento solo apparentemente scontato: il rapporto con le creature, e con le cose in generale, è espressione e verifica della fede - è, d’altronde, l’insegnamento di papa Francesco nella Laudato si’. Crisostomo non esita, infatti, a chiamare eretici coloro che «ritengono indegno quanto è stato creato da Dio» ed esplicita il vero problema: "Non è il vino a rendere ubriachi, ma è la sregolatezza". Il richiamo, dunque, è ad una intelligente moderazione - la sobrietà - principio applicabile a tutte le interazioni dell’uomo, affinché un uso smodato del dono di Dio non fornisca pretesti alla stoltezza e all’imprudenza». (E.R.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office