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Inaugurazione anno accademico: l'omelia di fra Jan Maciejowski
19 Ottobre 2020


Venerabili Docenti, Studenti, Personale della Facoltà. Reverendi Ospiti!

Nel nome del Signore, invocando l’assistenza dello Spirito Santo, iniziamo il nuovo anno accademico presso la nostra Facoltà. In un tempo difficile, in un tempo di prova che ha colpito tutta l’umanità.

La liturgia odierna ci parla sulla speranza. Gesù è con noi. E lui ci dice: "non preoccupatevi; lo Spirito Santo vi insegnerà; chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio". Allora: "Non abbiate paura. Io sono con voi fino alla fine del mondo". 

San Paolo invece ci augura: "affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi".

Questa fede e questa speranza le aveva il patrono di oggi, sant’Ignazio d’Antiochia che scrive: "C'è in me un'acqua viva che mi sussurra: Vieni al Padre!". 

Carissimi, ma per poter possedere in noi questa acqua viva, che ogni giorno ci dà la forza di andare avanti, bisogna non soltanto seguire Gesù, ma anche conoscerlo. 

Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti ci ricorda: «Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo».

Lo stesso posiamo dire riguardo allo studio, alla scienza: bisogna conquistarli ogni giorno. Non basta terminare la scuola, gli studi, superare gli esami e non toccare più i libri, dire: "non mi interessa più. Ho raggiunto tutto". Bisogna sempre studiare. E voi cari docenti, voi studenti lo sapete bene e lo fate con tanto entusiasmo.

La Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura inizia oggi il nuovo anno accademico. È Facoltà pontificia ma nello stesso tempo teologica e francescana. Questo è e dev’essere un segno molto indicativo. Non siamo una qualsiasi facoltà. Siamo la Facoltà teologica francescana che è fedele al carisma francescano.

Sappiamo bene cosa dice san Francesco: la scienza, la dottrina sono molto importanti. Ma la prima preoccupazione della vita francescana è la ricerca dello spirito del Signore, cioè l'unione con Dio.

Il patrono della Facoltà incoraggiava i frati a lottare per questa unione, seguendo le orme del Serafico Padre, attraverso l'amore. È proprio il frutto della contemplazione che deve essere l'evangelizzazione degli altri, alla quale dovete prepararvi attraverso uno studio solido. E farlo con amore. «Non est perfecta cognitio sine dilectione - ci dice san Bonaventura. Solo chi ama veramente è in grado di conoscere i segreti più profondi: divini e umani».

Solo i frati che coltivano la preghiera interiore, conducendo una vita spirituale profonda unita allo studio della teologia, sono veramente pronti a proclamare la pace agli altri. Solo loro possono essere guide all'unione con Dio. Ed è estremamente importante. Secondo san Bonaventura la vera teologia dev’essere pratica il che significa, che deve servire l'uomo nella sua azione e insegnargli ad amare Dio e il prossimo. 

Questo permette a un teologo di essere una guida. Nella quotidianità capita spesso che il teologo diventa il consigliere delle anime. Il Serafico Dottore ci parla di tre cattivi consiglieri: il primo è, chi annienta le cose grandi; il secondo è, chi volge in male le cose buone; il terzo è, chi rende dubbie le certe.

Allora chi completa gli studi presso la nostra Facoltà dev’essere il buon consigliere. Deve sapere come eliminare i consigli malvagi. Sappiamo bene che il mondo di oggi ha tanto bisogno della verità. Ha bisogno dei testimoni della verità che, anche per il sacrificio della propria carriera, possano stare dalla verità, perché solo la verità ci rende liberi. 

Tale testimone era san Bonaventura, un teologo-pastore. «Un pastore che, come il Maestro, ama le sue pecorelle. Non fugge davanti ai lupi rapaci, ma affronta e svela i falsi pastori, denunciando le loro dottrine erronee, nutre le anime con la dottrina più solida, sicura e devota, svelando loro le ricchezze della vita cristiana con parole semplici per essere capito da tutti». 

Il Vangelo ci dice che Gesù è il Pastore buono, "kalós" in greco. Ma questa parola greca non significa soltanto "buono, prezioso, nobile, che influenza la mente in modo buono" ma soprattutto "competente, sperimentato" allora è il pastore che conosce la strada e può guidare il gregge con la massima sicurezza. Il teologo deve riconoscere in se stesso e mettere in pratica le qualità di un pastore "kalós".

San Bonaventura parla di molte cose legate allo studio della teologia. Ma vorrei ricordarne solo tre molto importanti per noi, che stiamo iniziando l’anno accademico. Che queste cose ci aiutino nel nostro lavoro scientifico, nello studio.

Prima di tutto, studiamo non per il proprio piacere, per interesse personale ma per rendere servizio. Ci dice san Bonaventura: «Voglio parlare con la maggior chiarezza possibile, perché tutti mi comprendano». La teologia è un servizio per edificare gli altri, per l’edificazione del prossimo. 

La seconda cosa è l’umiltà nello studio perché, come dice il Santo, «chi pretende di entrare nel santuario di Dio con la superbia, non riuscirà, sebbene sia letterato; come sarebbe stolto l’illetterato, che volesse entrarvi con alterigia». Il teologo deve saper riconoscere i propri limiti e intraprendere lo studio con umiltà.

E infine, la terza cosa: oltre all’umiltà, uno studente di teologia deve sentirsi coinvolto nella vita di tutti i giorni. Non può sentirsi estraneo dalla realtà, non può vivere fuori della realtà, fuori della realtà della Chiesa, dell’Ordine, del mondo con i tutti suoi problemi morali, sociali, culturali. Ci dice san Bonaventura: «Questa scienza, se non è accompagnata dalle opere, invece che utile, è dannosa». 

Questi sono consigli molto pratici e necessari del nostro confratello e anche del patrono della nostra Facoltà. Ecco perché vale la pena ricordarli.

Carissimi, iniziando questo nuovo anno accademico vi chiedo: Aprite i vostri cuori e le vostre menti, non accontentatevi di quello che avete già raggiunto. Abbiate le sani ambizioni dello studio, della ricerca scientifica.

Usando le parole di papa Francesco, il mio augurio per i cari Docenti è questo: non temete di essere esigenti con i vostri studenti, perché esprimano il meglio di sé.

E voi, cari studenti, non abbiate timore di essere esigenti con i vostri docenti che, per essere maestri, devono essere anche testimoni. Siano come san Bonaventura! 

Il Signore benedica questo vostro cammino accademico che oggi si rinnova, vi rafforzi e che lo Spirito di pietà, saggezza e conoscenza vi accompagni costantemente in questo viaggio bello e interessante, nel viaggio dello spirito e della sapienza.


Fra Jan Maciejowski, vice Gran Cancelliere della Facoltà e Vicario generale OFMConv


fonte: Seraphicum Press Office