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Giovanni Paolo II e la teologia della bellezza
16 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 26)


Nel 42° anniversario dell’elezione del cardinale Karol Wojtyla a 264° pontefice della Chiesa cattolica (16 ottobre 1978), proponiamo l’articolo di fra Raffaele Di Muro, pubblicato nella rubrica che San Bonaventura informa ha dedicato in questo 2020 al centenario della nascita di Giovanni Paolo II.

«Giovanni Paolo II è stato un cantore ed un propulsore della teologia della bellezza. Ciò è avvenuto, ad esempio, con la Lettera agli Artisti del 4 aprile 1999. In questa sublime "missiva" il santo papa esalta il valore dell’arte, attribuendole una preziosa funzione spirituale: l’opera artistica è un richiamo alla creazione divina, alla magnificenza di Dio, che offre all’uomo la possibilità di creare.

Ecco le significative espressioni del Pontefice, tratte dal citato documento: "Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l’opera del vostro estro, avvertendovi quasi l’eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi".

L’artista è nelle condizioni di creare qualcosa, di dare vita a realtà che ispirino bellezza e stupore. In questo modo, egli può intuire e contemplare la portata di quanto il Creatore ha compiuto. Il Signore stesso, nella sua infinita misericordia, ha donato all’uomo l’emozione di dare alla luce una novità. […]

All’artista Dio ha donato un vero e proprio talento, un dono che valorizza al massimo la sua ricchezza interiore. Un’opera è sempre frutto di quanto di più prezioso di nasconde nel suo cuore e nella sua mente. Egli ha la possibilità di trasformare tutto in bellezza, grazie al suo carisma, e di sperimentare sensazioni ed emozioni indicibili. È creatore di ciò che è bello ed allieta il cuore di ogni uomo: una vibrazione, una scultura, una traccia di pennello possono generare questo miracolo di armonia.

Chi si dedica all’arte non agisce solo per se stesso al servizio di uno sterile individualismo. Infatti, «La società, in effetti, ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell’altissima forma di arte che è "l’arte educativa". Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell’intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune». (R.D.M.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office