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Mondo digitale e linguaggio sacramentale
13 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 22)


Mondo digitale e linguaggio sacramentale è il tema che affronta in San Bonaventura informa Joseph Kadsondo, frate minore conventuale della delegazione del Burkina Faso, licenziato in Teologia morale. Una riflessione sui mezzi di comunicazione e su un utilizzo che concorra alla realizzazione di una "fraternità umana dignitosa".

«Nella fede cattolica il linguaggio sacramentale è un elemento fondante, e rivela la forza nascosta di Dio in opera nella nostra quotidianità. Sostanzialmente il sacramento inteso nella logica cattolica descrive una realtà visibile che rinvia a un bene invisibile. La cultura e lo sviluppo di questa visione sacramentale della realtà, permette allora di riconoscere che le "cose" possono contenere segni e messaggi che dicono qualcosa su Dio e parlano nella nostra vita e per la nostra vita stessa, senza essere Dio.

L’incarnazione ha dato sostanza spirituale alla storia, e quindi alle sue cose, al lavoro umano, ai suoi prodotti. Ad esempio - usando una figura molto simbolica e reale - «quel giovane albero del bosco di Gerusalemme, lavorato da un falegname di patiboli, non poteva saperlo ma è entrato, con i chiodi, nel seno della Trinità» (Luigino Bruni su Avvenire).

Se le "cose" o i "segni" che sono usati nella liturgia (come il pane, il grano, il vino, le piante, il segno della pace durante la messa, l’acqua, l’olio, la benedizione - ci permettono di sentire il sacro, l’importanza della presenza e la grazia benevolente di Dio, ed è evidente che attraverso quelle pochissime "cose" scorre la vita e la morte, si potrebbe dunque considerare l’aspetto potenzialmente "sacramentale" anche di questi nuovi artefatti tecnologici creati dall’uomo. Non è forse il caso di entrare in una logica di uso simbolico dell’artefatto per rinsaldare le relazioni con gli altri e con Dio?

La via sacramentale consiste nel promuovere un uso delle nuove tecnologie digitali considerate come mezzi, come medium e non come fini ultimi, senza quindi idolatrarli come se fossero l’essenza della nostra esistenza. Occorre interagire con il nuovo artefatto digitale valorizzandolo come ponte di connessione umana, anche se virtuale, funzionale e utile per raggiungere Dio e non certo come se rappresentasse il vangelo. […]

Tutta l’attività umana più o meno consapevolmente mira a questa aspirazione. Quindi parlando di tecnologia e di mezzi tecnologici si torna a parlare del telos, della finalità. La realtà di homo technologicus è intrecciabile e interconnessa alla dimensione teleologica della sua esistenza.

Questa dimensione teleologica punta profondamente sugli aspetti del sentire in relazione, in comunione con l’Altro (Dio) e gli altri. Essendo fortemente orientati verso questo telos relazionale si percepisce talvolta una meravigliosa sensazione di non essere mai soli perché si è appena risposto a un messaggio su Whatsapp oppure si è visto le ultime notizie degli amici su Facebook.

Con i social network, siamo perennemente e straordinariamente in contatto con parecchie persone, qualche volta contemporaneamente. Questo appare come una rete di comunione che si crea spontaneamente attorno a noi. Tale dimensione riflette un’immagine di chiesa virtuale e reale alla quale si partecipa». (J.K.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office