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L'utopia di Francesco d'Assisi, l'economia, la società
05 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 11)


L’utopia di Francesco d’Assisi è davvero tale? Come costruire un nuovo rapporto tra economia e società? È l’interrogativo su cui riflette Oreste Bazzichi, docente di Filosofia sociale ed etico-economica nella rubrica "L’economia di Francesco" di San Bonaventura informa. Uno spazio di approfondimento creato in vista dell’evento internazionale "The Economy of Francesco", voluto da papa Francesco, in programma a novembre. I contributi di riflessione sul tema, che abbiamo proposto in questo tempo, saranno presto oggetto di un nuovo supplemento del nostro mensile.

«Mi sono chiesto spesso perché Francesco d’Assisi non compaia nei manuali di filosofia, mentre è presente la Scuola francescana la quale però quasi mai è associata al suo fondatore, al quale, per la verità, non viene attribuito alcun pensiero filosofico. Tutti nel mondo lo conoscono semplicemente come il "Poverello d’Assisi", fondatore dell’Ordine francescano. Lo stesso capolavoro del Cantico delle creature è ricordato come una scheggia nel campo letterario italiano. Mi verrebbe voglia di paragonarlo a Socrate, il quale non ha lasciato alcun scritto per non andare incontro alla delusione di non poter rispondere alle domande dei lettori. Ma il suo pensiero ci è noto dalle opere di due suoi discepoli, Platone (Dialoghi) e Senofonte (Memorabili di Socrate).

Al di là del fatto che, comunque, di Francesco possediamo scritti e detti, che svelano sia il suo intimo rapporto con Cristo in Dio e sia la sua profonda, calorosa e commossa umanità, ci sarebbe da chiedersi: ma filosofi come Alessandro di Hales, Bonaventura, Duns Scoto, Ruggero Bacone, Occam, Pacioli, ecc. sono nati così, ex abrupto, senza condividere la visione del fondatore? Come se il platonismo non avesse Platone, l’hegelismo Hegel, il marxismo Marx e così via.

Com’è possibile che una delle principali scuole filosofiche e teologiche della storia non abbia all’origine la trama ideale del fondatore? Credo sia inverosimile addurre l’obiezione che il legame che unisce Francesco a questi filosofi e teologi consista solamente nell’appartenenza generica all’Ordine; ciò significherebbe mettere in discussione la loro stessa dignità di studiosi, nonché la loro dirittura morale, spirituale e intellettuale. […]

Ecco perché oggi è importante non disperdere il patrimonio costituito dall’impegno di innumerevoli pensatori che con competenza, con forza, con passione, con fede, con entusiasmo, con speranza hanno costruito una metodologia, in cui si prospetta l’unione tra efficienza e solidarietà, beni materiali e beni relazionali, capitale economico e socio-relazionale (fiducia, affidabilità, rispetto delle regole e della dignità delle persone). E quale miglior metodo "per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani", basata "sull’umanesimo della fraternità" (Messaggio di papa Francesco per l’evento "Economy of Francesco").

Ma dove sta l’utopia francescana? Nel semplice - ma significativo - fatto storico: i francescani erano usciti dal mondo, vendendo tutto e rinunciando a tutto, e vi fecero ritorno attrezzandosi di strumenti di lettura discernitiva, intercettandola matrice dello sviluppo socioeconomico, sottraendolo alla logica dell’usura, proponendo i Monti di Pietà per erogare prestiti a modico interesse, fondati non sull’elemosina, ma sul sostegno economico.

Questo impegno socio-economico ha significato perché si inserisce nell’ambito di una più vasta totalità ideale segnata dalla fraternità universale, anima utopica della prospettiva francescana». (O.B.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office