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La santa umiltà di frate Francesco
03 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 6)

 

Alla vigilia della memoria liturgica di san Francesco d’Assisi, proponiamo l’articolo di San Bonaventura informa "La santa umiltà di frate Francesco", "raccontata" da un testimone del tutto particolare: il suo saio. A rileggere, in modo originale, uno dei tratti caratterizzanti il Poverello sono le Sorelle Clarisse di Montone.

«Ma come mai questa sera Francesco è partito da Perugia da solo? Non c’è neanche frate Leone, neppure frate Masseo e fa così freddo! Magari in due si sarebbero potuti riscaldare a vicenda con qualche santa parola come fanno di solito, ricordando insieme quanto Gesù aveva patito per amore degli uomini.

Ah, scusate, mi presento: sono il saio di Francesco d’Assisi. Beh, ora mi vedete tutto rattoppato, tanto che non si capisce più quale era la stoffa originaria, quando ero tutto d’un pezzo. Bei tempi!...bei tempi? Mah…

Stavo dicendo? Ah, sì, Francesco stanotte è partito da Perugia e sta percorrendo la strada verso Santa Maria degli Angeli ed è solo. Ultimamente è sempre più solo, lo sento solo anche quando è con i fratelli, chissà che succede?

Ma certo che, poveretto, sta tremando dal freddo, dal gelo! È inverno, è piovuto e si cammina nel fango e in più alla mia estremità più bassa si sono formati dei ghiaccioli che, ad ogni passo, dondolano e gli feriscono le gambe. Mi dispiace, vorrei poterlo riscaldare meglio, o almeno non ferirlo: Francesco è un buon uomo, ha le sue idee, ma non l’ho mai visto far del male a nessuno.

Comunque stiamo arrivando a S. Maria degli Angeli e in quel luogo benedetto troveremo sicuramente ristoro, io e lui, sempre insieme. Lui troverà accoglienza calorosa da parte dei suoi fratelli e sarà ristorato nel corpo e nello spirito e io potrò asciugarmi davanti al fuoco, dopo che i ghiaccioli si saranno sciolti gocciolando sul pavimento. A S. Maria degli Angeli Francesco ci torna sempre volentieri, è il luogo degli inizi, lì i primi frati si sono voluti veramente bene e Francesco dice che quel luogo è spesso visitato dagli angeli, che i frati che dimorano lì devono condurre una vita santa. Certo, a S. Maria degli Angeli, è più facile vivere da fratelli. […]

Si accovaccia il fraticello e si raccoglie abbracciando le ginocchia e io cerco di fasciarlo ben bene, con le mie pezze tutte diverse, ma cucite insieme, ancora cucite e ricucite insieme. Ricordo quando mi cucirono addosso la prima pezza, fu un regalo, ma quanto era diversa la sua trama dalla mia, proprio non c’azzeccava nulla! Però riparò il buco che si era fatto nella mia stoffa e così insieme potevamo continuare a coprire Francesco».

 

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fonte: Seraphicum Press Office