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San Francesco attraverso la sua scrittura
01 Ottobre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 9)

 

Cosa ci dice la scrittura di frate Francesco sul carattere del Poverello? Tanto si è scritto, raccontato, tramandato sul Santo di Assisi ma poco ci si è soffermati su questa preziosa fonte di conoscenza: la grafologia, ovvero lo studio della scrittura, rivelativa delle peculiarità di una persona. Fra Raffaele Di Muro, responsabile della Scuola di Grafologia Seraphicum, ci accompagna - in San Bonaventura informa - alla scoperta della personalità di san Francesco, attraverso lo studio condotto da fra Girolamo Moretti, francescano conventuale, fondatore della grafologia italiana.

«Esponiamo il breve prospetto della personalità tracciato da fra Girolamo Moretti sulla grafia di Francesco d’Assisi, che ha lasciato tre scritti autografi: le Lodi di Dio altissimo, la Benedizione a frate Leone e la Lettera a frate Leone (nella foto). Ecco quanto rileva l’illustre francescano grafologo: "Quanto al carattere, è uno di quegli esseri che per natura tendono all’altruismo, qualora si desideri che questo […] lo possedeva in grado elevato: incrollabile, ma governato dall’ambizione di dettar leggi, molto mitigata dalla ponderazione. Questa tendenza a beneficare gli altri, ma nello stesso tempo ad agire per proprio conto, con poco spirito di umiltà e di rispetto per le autorità costituite, o per lo meno col desiderio di indurre al proprio volere".

Si nota subito che Francesco tende all’altruismo: è persona buona e generosa vista anche l’attitudine a beneficare il prossimo. Tuttavia, emerge anche l’ambizione che si abbina al voler fare bella figura. Va sottolineata pure la tendenza ad imporre il proprio volere, ad agire per conto proprio, al di là di quanto l’autorità costituita prescrive. Certamente queste frasi applicate alla vita del santo sembrerebbero inopportune, tuttavia, a nostro avviso, corrispondono a quelle potenze naturali che il Poverello possiede e che riesce a mitigare e a volgere in bene.

Questo aspetto si scorge nelle biografie e negli stessi scritti di natura autobiografica come, ad esempio, il Testamento. Significative le parole che Francesco espone circa la sua conversione: "Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo".

Si tratta, in definitiva, di quelle persone estremamente aperte alle necessità del prossimo e che volentieri si producono in gesti generosi. Tuttavia, va sottolineata la sua tendenza a "dominare" nei rapporti interpersonali, ossia la capacità di imporsi con la forza delle idee, della determinazione ed anche dell’autorevolezza. Vi è pure un po’ di ambizione che va abbinata anche ad una buona capacità di persuasione. Si tratta di elementi che non necessariamente impediscono la santità, in quanto possono essere "convertiti" secondo un orientamento evangelico. La minorità francescana è un aspetto fondamentale nell’ascesi di Francesco, il fulcro del suo cammino di conversione». (R.D.M.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office