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L'incontro come nuova dimensione dell’io
28 Settembre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 35)


L’altro di Ryszard Kapuściński è al centro della rubrica “Il tesoro dello scriba” del mensile San Bonaventura informa, tenuta da fra Emanuele Rimoli, docente di Antropologia cristiana. Una lettura e una riflessione per comprendere come l’incontro è un fatto di una responsabilità ancor più profonda del rispetto: «ci mostra una nuova dimensione dell’io: non l’individuo isolato, ma un individuo che comprenda in sé anche l’altro e in tal modo dia vita a un nuovo genere di persona e di essere».
Finché un uomo ti incontra e non si riconosce, e ogni terra si accende e si arrende la pace. F. De André, Khorakhanè

«Nella costellazione delle relazioni quotidiane, facilmente ci possiamo trovare nella condizione dei discepoli famosi del vangelo, «in viaggio verso il villaggio di Emmaus insieme con un forestiero». La acuta costatazione di Michel de Certeau (Mai senza l’altro) fa da controcanto alle riflessioni del reporter polacco Ryszard Kapuściński (1932-2007): le tre Conferenze viennesi sul tema de “L’altro” presso l’Institut für die Wissenschaften vom Menschen di Vienna (dicembre 2004); e il discorso L’incontro con l’altro come la sfida del XXI secolo in occasione della laurea honoris causa conferita dall’Università Jagellonica di Cracovia (1° ottobre 2004).

Kapuściński ha la rara capacità di “obbligare” alla maturazione, soprattutto trattando il tema dell’incontro e del dialogo. Costringe, infatti, a superare l’ovvietà, la scontatezza e la staticità del dato di fatto, per entrare nell’artigianato di un’identità in fieri, dinamica - «Quando vivevo nel mio paese non ero consapevole di essere bianco e che ciò potesse influire in qualche modo sul mio destino». E non lo insegna da una cattedra. Tutta la sua vita da reporter lo testimonia: amava mescolarsi alla gente comune, abitare con loro e come loro, ascoltare fino alle persone più umili e nascoste per comprenderle meglio.

Ecco perché per un lungo periodo rifiutava interviste televisive. Era un modo per poter confondere più facilmente tra coloro che voleva raccontare. «È sbagliato scrivere di qualcuno senza averne condiviso almeno un po’ la vita» scriveva in Ancora un giorno, da cui è stato tratto l’omonimo film d’animazione (Another Day of Life, 2018).

La mescolanza è una delle direttive principali della riflessione di Kapuściński e che più lo affascinava, come il velo di una ragazza araba abbinato a jeans e maglietta. Ma non c’è spazio per una trita retorica da pot pourri, quasi a fare di ognuno un arlecchino senza volto.
Al contrario, l’Autore sintetizza in quattro tappe il percorso che ci ha condotti fino a dire apertamente «L’Altro: colui senza il quale vivere non è più vivere» (de Certeau)».


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fonte: Seraphicum Press Office