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La trasformazione e la corporeità eterna
21 Settembre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 24)


La trasformazione, una possibile categoria per leggere la corporeità eterna, è la nuova "tappa" che affronta fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi, nella rubrica "Corpo ed eternità" di San Bonaventura informa.

«Le nostre riflessioni sulla corporeità eterna a partire dall’evento della Risurrezione di Gesù nel suo vero corpo, tendono a distinguere, senza contrapporle, la ricerca storica dell’evento dalla verità della fede, in quanto realtà che appartengono a due ordini diversi di conoscenza.

Una gnoseologia capace di riconoscere solo la realtà che rientra nei limiti della ragione sperimentale non riconoscerebbe i segni dell’eternità, semplicemente perché questa risulta esclusa dal suo orizzonte auto-limitato. (In tale prospettiva di canali diversi di conoscenza vanno accolti i continui richiami di Benedetto XVI ad «allargare i confini della razionalità»). All’assenso della fede è costitutivo un carattere di grazia e di libertà; non possiamo mai giungere a individuare segni indiscutibili che dimostrino la Risurrezione corporea di Gesù.

La nostra riflessione inter- e transdisciplinare è animata dalla fiducia nella ragione che, tematizzando l’esperienza, possa riconoscere "sporgenze metafisiche" nella stessa fisicità, aprendosi così ad orizzonti che fanno scorgere anche nella dimensione storica della corporeità i segni dell’eterno: segni che provengono non da semplice materiale documentario, ma dalla testimonianza viva, integrale, corporale dei credenti nel Risorto.

Il nostro criterio di fondo è sempre cristologico, come abbiamo mostrato negli articoli precedenti. «È impossibile concepire un cristianesimo primitivo in cui l’annuncio fondamentale non fosse questo: Gesù è veramente risorto. Non è mai esistito un cristianesimo primitivo che abbia affermato come primo messaggio "amiamoci gli uni gli altri", "siamo fratelli", "Dio è Padre di tutti", ecc. Dal messaggio "Gesù è veramente risorto" derivano tutti gli altri» (Carlo Maria Martini). La Pasqua di Gesù non potrebbe coinvolgerci se riguardasse solo Gesù; ci riguarda, invece, come fondamento e meta della nostra speranza. Non vi è cristianesimo senza la corporeità dell’incarnazione e della risurrezione.

La risurrezione è evento oggettivo di Cristo e insieme soggettivo dei primi testimoni: evento oggettivo e fede soggettiva sono i due fuochi dell’ellissi-forma della fede cristiana». (D.P.)

 

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fonte: Seraphicum Press Office