CONTATTI RICERCA FOTOGALLERY DONAZIONI
NEWS
torna alla home
Giacomo Gaglione e l'Apostolato della sofferenza
18 Settembre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 28)


La rubrica "La fraternità dei laici" di San Bonaventura informa, propone la storia di Giacomo Gaglione, a cura di fra Felice Autieri. Una vita di sofferenza affidata alla fede: l’incontro con Padre Pio da cui non ricevette la grazia della guarigione bensì la grazia di accettare la malattia e di conoscere meglio quel Dio che gli si era rivelato nella sofferenza.

«Giacomo Gaglione nacque a Marcianise (Caserta) il 20 luglio 1896 da una famiglia benestante, primogenito di dieci figli. Si iscrisse al liceo classico a Caserta con il desiderio di poter conseguire la laurea in giurisprudenza, per proseguire la professione forense del padre. Fu un giovane intelligente e studioso, brillante ed esuberante, sportivo ed amante della vita mondana che il suo livello sociale gli poté garantire.

Nel giugno del 1912, mentre si preparava a sostenere l’esame per la licenza ginnasiale, avvertì i primi sintomi della malattia con un dolore particolarmente acuto al tallone del piede sinistro. Fu il primo inaspettato segnale che lo avrebbe portato a non poter essere più in grado di camminare, così il 20 ottobre di quello stesso anno si mise a letto per non rialzarsi più.

Assistette al naufragio dei suoi sogni di adolescente, fu assillato dalla sofferenza che accompagna ogni malattia, dolorosamente segnato nel fisico da dolori lancinanti in tutto il corpo che gli resero estremamente doloroso anche il semplice cambio di biancheria. Arrivò all’impossibilità di nutrirsi da solo, attraversò un periodo di buio interiore durante il quale a più riprese, pensò al suicidio. Dai controlli medici gli fu diagnosticata una poliartrite reumatoide deformante, incurabile per le conoscenze mediche del tempo. Pertanto furono inutili le varie cure a cui si sottopose quali fanghi bollenti, operazioni chirurgiche e trazione ortopedica.

Nel gennaio del 1921 fu visitato dal medico santo Giuseppe Moscati che, purtroppo, gli confermò l’incurabilità della malattia. Con gli occhi della fede e con la preveggenza che non gli mancò, gli assicurò che la malattia sarebbe stata per lui un mezzo di santificazione.

Nel 1919 si recò da Padre Pio a S. Giovanni Rotondo con la speranza di ottenere una guarigione, ma non "ricevette la grazia", bensì "trovò la grazia". Infatti il frate cappuccino lo aiutò ad accettare la sua malattia come missione cristiana, tornando a casa completamente trasformato. Iniziò a dipingere tanto che la sua casa divenne meta di numerosi artisti, si dedicò allo studio sistematico della Sacra Scrittura per imparare a conoscere meglio quel Dio che gli si era rivelato nella sofferenza e nella malattia.

Intraprese un serio cammino spirituale, affidandosi a Padre Pio di cui divenne figlio spirituale e che continuò a guidarlo e ad assisterlo anche con il dono della bilocazione. Nel 1920 gli morì il padre e il ruolo di capofamiglia ricadde su di lui che, pur segnato dalla malattia, divenne il perno di tutta la parentela. Nell’agosto del 1921 entrò nell’Ordine francescano secolare professando l’anno seguente, scegliendo il nome di Francesco in onore del santo di Assisi». (F.A.)

 

Clicca qui per ricevere San Bonaventura informa, gratuitamente ogni mese, in formato digitale.


fonte: Seraphicum Press Office