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L'ascesi in Giovanni Paolo II
07 Settembre 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 10)


Prosegue, sul mensile San Bonaventura informa, l’approfondimento della figura di Giovanni Paolo II e della sua spiritualità, nel centenario della nascita. Fra Raffaele Di Muro affronta questa volta il tema dell’ascesi, come cammino di conversione per rendere libero il proprio cuore così che diventi “abitazione” di Cristo. Per un approfondimento sulla figura e sul pontificato di san Giovanni Paolo II, oltre alla rubrica di SBi, ricordiamo anche il numero monografico di Miscellanea Francescana, un vero e proprio omaggio della rivista scientifica della Facoltà al pontefice polacco.

«Una delle tematiche care a san Giovanni Paolo II è senza dubbio l’ascesi. “Chi desidera una profonda trasformazione interiore è chiamato a scoprire sempre più il valore dell’ascesi. Questa dimensione della vita spirituale rappresenta l’impegno dell’uomo nel cammino di conversione, un impegno che ‘abbraccia’ la grazia che Dio offre costantemente all’uomo. Non si tratta di qualcosa di frustrante, ma corrispondente ad una precisa scelta di vita, all’adesione ad un percorso vocazionale. Nel seguire Gesù la mia vita può diventare più scomoda, ma ciò si radica nelle esigenze della sequela, che si fondano sulla relazione d’amore con lo stesso Cristo” (dal mio recente libro Temi di vita spirituale, Dinamiche e componenti della santità, Editrice Miscellanea Francescana, 2020).

Davvero significative sono le seguenti espressioni di Giovanni Paolo II, tratte dall’esortazione apostolica Reconciliatio et Penitentia: “Il Vangelo sottolinea che il Signore ‘vede nel segreto’, scruta cioè il cuore. I gesti esteriori di penitenza hanno valore se sono espressione di un atteggiamento interiore, se manifestano la ferma volontà di allontanarsi dal male e di percorrere la strada del bene. Sta qui il senso profondo dell’ascesi cristiana” (n. 2).

L’ascesi è un cammino che avviene nel segreto. Non c’è clamore, non c’è pubblicità per chi lavora e lotta per rendere libero il proprio cuore perché esso diventi ‘abitazione’ di Cristo. Si tratta di un percorso in cui hanno un grande valore il legame intimo con Dio ed il profondo desiderio di essere sempre migliori per lui. La parola ‘ascesi’ richiama il salire dell’uomo verso le vette della santità. Le espressioni del santo Papa, tratte sempre da Reconciliatio et Penitentia, sono estremamente emblematiche: “Ascesi: la parola stessa evoca l’immagine del salire verso mete elevate. Ciò comporta necessariamente sacrifici e rinunce. Occorre, infatti, ridurre all’essenziale l’equipaggiamento per non appesantire il viaggio; essere disposti ad affrontare ogni difficoltà e superare tutti gli ostacoli per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Per diventare autentici discepoli di Cristo, è necessario rinunciare a se stessi, prendere la propria croce ogni giorno e seguirlo (cfr Lc 9,23). É il sentiero arduo della santità, che ogni battezzato è chiamato a percorrere” (n. 3).» (R.D.M.)


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fonte: Seraphicum Press Office