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Il lavoro che produce (anche) gioia e dignità
03 Settembre 2020

Leggi qui l’intervista integrale (a pag. 6)


La rubrica “L’economia di Francesco” di San Bonaventura informa racconta l’esperienza di un imprenditore toscano, Marco Bartoletti, che ha creato un'attività di punta nel mondo della moda, con una particolarità: l’inclusione di persone in difficoltà, malati, disabili, ex tossicodipendenti, disoccupati. Lo ha intervistato Oreste Bazzichi, per scoprire come si può investire su un lavoro capace di donare anche dignità e gioia. 

Marco Bartoletti, 58 anni, toscano di Calenzano (Firenze), sposato, due figli, non è solo presidente e proprietario di un gruppo di sette aziende che fa capo alla BB Holding, società che opera nel settore della Fashion moda dal 2000, ma è un imprenditore di successo, che crea lavoro, donando dignità e gioia di vivere anche a persone sfortunate, scartate e rifiutate. Ragioniere, allergico all’originario mestiere di assicuratore, è partito con due soli operai, due torni recuperati in una discarica e rimessi a nuovo e 7 milioni di vecchie lire di risparmi; ma aveva una grande visione e vocazione: fare l’imprenditore assumendo, in preferenza, malati di tumore, disabili psichici, ex tossicodipendenti, persone con sindrome di Down, adulti disoccupati.

Oggi da azienda artigianale ha raggiunto un fatturato di 40 milioni di euro e un numero di 250 occupati, che sono considerati una vera e propria ricchezza. Il gruppo BB Holding crea le collezioni e le successive produzioni di accessori per tutti i più importanti marchi di moda del mondo, occupandosi del design, della progettazione e della produzione: il tutto completamente all’interno della struttura stessa.

Una peculiarità della sua azienda è senz’altro il coinvolgimento di persone con difficoltà…
Nella produzione di accessori moda queste persone meno fortunate sono veramente una risorsa speciale e il lavoro non ne risente assolutamente, anzi, se ne avvantaggiano creatività e passione. La malattia crea disabilità ma la mancanza di lavoro crea mancanza di dignità, come più volte ha affermato anche papa Francesco. Avere un’attività può rappresentare un aiuto per chi è malato ed è bello comprenderlo perché prima di essere imprenditori siamo persone.

Mi racconti allora come fa, perché non è certamente una prassi imprenditoriale diffusa e molti suoi colleghi non credono proprio che sia l’etica a fare la buona impresa.
Le assicuro, invece, che è così: in diciannove anni di attività l’azienda non ha ricevuto sovvenzioni statali. Lo rivendico con orgoglio. Sarebbe un’offesa anche per le persone disabili. Abbiamo ragazzi autistici che inizialmente vengono supportati da tutor; poi restano da soli e si ambientano. Anzi, cerchiamo di assumere persone dando priorità a quelle con malattie più gravi, perché abbiamo sperimentato che il fatto di stare insieme e di rendersi utili, li fa sentire meglio e la malattia regredisce. Il “miracolo” – o meglio, per restare con i piedi per terra - il riaversi è stato osservato scientificamente dagli ospedali di zona che hanno allacciato seri rapporti di collaborazione con noi. Pensi che oggi responsabile della nostra logistica è una ragazza che prima era in gravi condizioni. L’impegno quotidiano aiuta, li fa stare meglio, forse alza le loro difese immunitarie. Il lavoro è fondamentale. Non sentirsi un peso né per la famiglia né per la società è terapeutico. Chi è malato può suonare il campanello dell’azienda senza timore e troverà ascolto.


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fonte: Seraphicum Press Office