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I libri, le vite degli altri e la nostra
31 Luglio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 2)


I libri, la lettura, le vite degli altri e la nostra. Nel pieno dell’estate, in un periodo per molti di riposo durante il quale è possibile dedicare maggior tempo alla lettura, fra Emanuele Rimoli ci accompagna - in San Bonaventura informa - in una appassionata e appassionante riflessione sul potere della lettura, anche come via per educare l’interiorità alla complessità della vita.

«Le vite degli altri ci sono maestre. È uno dei segreti e dei frutti della lettura. Da osservatori entriamo nelle vite altrui, ne scopriamo i drammi, accompagniamo le storie, nelle loro scarpe viaggiamo, con i loro sensi conosciamo e con i loro cuori percepiamo inimmaginabili venature di sentimenti. Così il nostro lessico interiore si arricchisce a sua volta di sfumature, prese di coscienza, intuizioni.

Leggere è senza dubbio un mezzo di conoscenza, non nel senso di accumulo o consumo, ma come capacità di tessere assieme i contenuti, di farli interagire perché svelino quei nessi in grado di tracciare la via nel labirinto di drammi che la vita comporta. Leggere è parte del mondo delle relazioni, è conoscenza per ascolto. Nutre le radici della nostra umanità per sviluppare l’ascolto, la comprensione e la compassione verso le vite degli altri. E la nostra.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro” (Eco).

Con la lettura il diamante grezzo che è ognuno, si espone ad un paziente clivaggio finché compaiano le sfaccettature che ne esprimono la bellezza e la lucentezza. Leggere è, infatti, un esercizio spirituale per educare l’interiorità alla complessità della vita. Permette di uscire da sé e dal mondo in cui siamo innestati, per ritornarvi con una coscienza arricchita dell’esperienza attraversata.

La lettura ci salva dall’ignoranza di sé e del mondo circostante che il solipsismo comporta. “Chi crede che leggere sia una fuga è all’opposto della verità: leggere è trovarsi di fronte il reale nella sua massima concentrazione, il che, stranamente, è meno spaventoso che avere a che fare con le sue eterne diluizioni” (Nothomb).

Leggendo si viaggia, si impara, si approfondisce, si scopre, si vive. Solo apparentemente è dunque un piacevole passatempo – non che questa componente sia del tutto inutile. Il lettore è rilassato e proteso allo stesso tempo: esplora mondi in una paradossale combinazione di staticità e movimento, riposo e lavorio. Tutto raccolto in punta al suo libro ne percorre i solchi, aratro e terreno allo stesso tempo – libri, autori, storie e personaggi entreranno a far parte del tessuto della propria e altrui esistenza magari ricucendo degli strappi o assuccando le frange penzolanti.

I Maestri spirituali conoscevano il beneficio della lettura, essa “serve in modo straordinario al raccoglimento e a rischiarare la mente” (Giovanni Climaco). Una mente che vaga è riportata alla quiete, e la luce a cui accede permette di cogliere la complessità che presiede al reale». (E.R.)


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fonte: Seraphicum Press Office