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Intervista sulla grafologia
29 Luglio 2020

Leggi qui l’intervista integrale (a pag. 16)


Cos’è la grafologia? Quale contributo può offrire in termini di conoscenza di se stessi e degli altri? Quanto può favorire le relazioni interpersonali aiutando nella reciproca comprensione?
A queste domande risponde in una intervista a SBi fra Raffaele Di Muro, frate minore conventuale, docente del Seraphicum e responsabile della Scuola di Grafologia che avvierà le lezioni a partire da settembre.

Dopo aver ospitato corsi di questa disciplina, la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” compie così un deciso passo in avanti per offrire - assieme al tradizionale percorso di studi teologici - questa opportunità formativa rivolta a un vasto pubblico.

A questo punto sorge un’ulteriore domanda, ovvero quale sia la relazione tra gli studi di teologia promossi da un Ordine francescano e lo studio di questa disciplina. Si scopre allora lo strettissimo legame tra la grafologia e il mondo francescano, dato che il capostipite di quella che è definita la “scuola italiana” è un frate minore conventuale, il marchigiano fra Girolamo Moretti, vissuto tra il 1879 e il 1963, per oltre cinquant’anni dedito allo studio, alla ricerca e all’insegnamento di questa affascinante disciplina.

E se dovesse persistere qualche dubbio in merito all’utilità della grafologia, sono le parole dello stesso fra Moretti a dissiparlo: “Qualche volta, a Mondolfo (in provincia di Pesaro, dove vive tra il 1940 e l 1959, ndr), mi venivano dei dubbi se l’impegno grafologico fosse confacente con la vocazione del frate; padre Luisetto, mio amico e collaboratore, me li dissipava con pazienza e fermezza facendomi riflettere su tutto il bene che potevo fare illuminando le persone”.

Fra Di Muro, la grafologia è una disciplina affascinante, proprio per la sua peculiarità di far conoscere gli aspetti psicologici di una persona a partire dalle caratteristiche della sua scrittura. Come e quando nasce questa particolare tecnica e con quali sviluppi?
La grafologia nasce spontaneamente dalla fisiognomica (XVI-XVII sec.). Il suo postulato si fonda sulla relazione tra l’anima e il corpo. Il corpo è l’espressione di quanto l’anima prova e sperimenta. Dal movimento corporeo si può giungere a comprendere la psiche e l’interiorità della persona. La pubblicazione di Idengraphicus del 1611, da parte di Prospero Aldorisio, è il primo tentativo di realizzare teorie su base grafologica. Aldorisio si sofferma sulla diversità delle scritture e giunge alla soluzione che questa circostanza si verifica perché le persone hanno una natura e caratteristiche differenti.

Qual è, dal punto di vista scientifico, il legame tra la scrittura e le peculiarità psicologiche, in altre parole quali sono le dinamiche che consentono di percorrere questa particolare strada di conoscenza di un individuo?
La scrittura è un movimento della persona, registra il muoversi della persona su carta. Esso è quindi espressione psico-somatica, fissata su carta, della persona. Dall’osservazione della scrittura, si può risalire alle qualità fisiche e psichiche dello scrivente. Il gesto grafico, dunque, può diventare oggetto di studio ed osservazione per individuare ed evidenziare le caratteristiche di chi ha tracciato quel determinato movimento.


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fonte: Seraphicum Press Office