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La corporeità del Risorto
22 Luglio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 29)


La rubrica mensile “Corpo ed eternità” di San Bonaventura informa, propone in questo numero una nuova riflessione di fra Domenico Paoletti sul tema della corporeità del Risorto, testimoniata “corporalmente” dai discepoli.

«Nella nostra riflessione sulla risurrezione della carne, ci soffermiamo sulla Risurrezione di Gesù, evento centrale e fondante per la fede stessa, che coinvolge il suo corpo storico. Va sempre riconosciuta e ribadita la non conoscenza da parte della teologia del modo in cui si possano armonizzare il nonfisicismo della Risurrezione con il suo rapporto reale, rapporto di continuità, con il corpo storico.

Non si può “spiegare”, determinare la modalità di esistenza del corpo risorto, e quindi il suo rapporto con il corpo terreno.
La Risurrezione non è un fatto che rimane interno al nostro mondo (come il risuscitamento di Lazzaro o altri miracoli analoghi) ma è evento escatologico che tocca e trascende l’esperienza storica. Ed è su questo contatto, su questo “tocco” che si appunta la nostra attenzione per scorgervi segni, spiragli, scintille, sporgenze…, sempre precarietà, che però fanno intravedere la definitività del corpo risorto.

La verità dell’evento si fonda su qualcosa di realmente accaduto. Senza questo non potrebbe spiegarsi il passaggio dalla profonda delusione dei discepoli dinanzi alla morte di Gesù in croce alla loro gioiosa certezza del fatto che il Crocifisso è risorto nel suo vero corpo. Certezza che si fa annuncio certificato dalla coraggiosa testimonianza della novità di vita originata dalle manifestazioni del Risorto ai discepoli stessi, come presentavamo nel numero precedente (Le apparizioni di Gesù Risorto. Spiragli sulla corporeità eterna).

Dai racconti neotestamentari risulta che il Risorto si rende presente realmente: la sua corporeità è la stessa che i testimoni hanno sperimentato prima della sua morte, e nello stesso tempo è profondamente diversa, tanto da sfidare i vari tentativi di descrizione; di qui la fatica a credere, la difficoltà del linguaggio, il non saper dire come avviene la trasformazione da corpo terreno a corpo glorioso; resta il fatto che tale trasformazione sottratta all’esperienza umana si riferisce all’unico e medesimo corpo di Gesù. La trasformazione nella gloria della risurrezione non annulla l a realtà dell’incarnazione». (D.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office