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Il Museo della memoria di Assisi
21 Luglio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 23)


Il Museo della memoria di Assisi come volto della fratellanza espressa dalla Città serafica. Ne scrive, in San Bonaventura informa, Antonella Porzi che racconta questa importante realtà assisana e i coraggiosi protagonisti che misero in salvo centinaia di ebrei. Tra loro molti religiosi, come il frate conventuale padre Michele Todde.

«Era il 17 giugno del 1944 quando le forze di Liberazione varcarono la prima porta di accesso di Assisi per mettere fine all’incubo nazi-fascista. A 76 anni da quell’ingresso che ha riacceso le speranze di una popolazione stremata dalla guerra la città serafica ricorda, testimonia e insegna. E lo fa attraverso il “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944”, che dal 2011 è diventato fiore all’occhiello della storia contemporanea, laboratorio per una cultura dell’accoglienza e fraternità.

Non poteva essere altrimenti: ad Assisi ci sono tutti gli ingredienti affinché una mostra di testi, foto, documenti e oggetti originali che racconta la salvezza di circa 300 ebrei, sia molto di più che una semplice esposizione.

“Il Museo della Memoria, Assisi 1943-1944 - spiega l’ideatrice e curatrice Marina Rosati - rappresenta una pagina importante della storia assisana, in cui la Chiesa e la Municipalità hanno mirabilmente espresso lo spirito di accoglienza proprio di questa città che per questo ha avuto la medaglia d’oro al valor civile da parte del presidente della Repubblica Ciampi nel 2004”.

Grazie a tale accoglienza, centinaia di sfollati furono salvati dalla follia delle leggi razziali, per questo lo Yad Vashem ha riconosciuto sette assisani “Giusti tra le Nazioni”. Entrando, ad Assisi, nei sotterranei del Vescovado dove il Museo è stato trasferito nel 2018 con annessa la cappellina di Gino Bartali si torna indietro nel tempo, al terribile periodo della seconda guerra mondiale quando sfollati da ogni parte d’Italia e d’Europa arrivarono nella Città serafica per cercare aiuto.

La mostra, realizzata dall’Opera Casa Papa Giovanni, fondazione della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra e Gualdo Tadino, si sviluppa in cinque stanze raccontando quel periodo storico e i vari personaggi che si spesero in prima persona per salvare gli ebrei.

Si parla di don Aldo Brunacci, fondatore dell’Opera Casa Giovanni che negli anni ha mantenuto viva questa memoria, di monsignor Giuseppe Placido Nicolini che tirò le fila dell’organizzazione clandestina che, spontaneamente, si era venuta a creare, di padre Rufino Niccacci, frate minore, padre guardiano del convento di San Damiano, del podestà di Assisi Arnaldo Fortini, del colonnello tedesco Vamtin Müller che fece finta di non vedere, degli ordini religiosi, in particolare delle suore di San Quirico, delle Colettine francesi, delle suore tedesche di Santa Croce che contravvennero alla clausura per nascondere gli ebrei, del frate conventuale padre Michele Todde e tutti gli altri che si prodigarono per salvare la vita a tante persone, destinate altrimenti alla deportazione». (A.P.)


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Nella foto, Gino Bartali con il vescovo Giuseppe Placido Nicolini


fonte: Seraphicum Press Office