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Intelligenza artificiale e nuovo paradigma socio-relazionale
22 Giugno 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 27)


Cosa è e dove sta conducendo l’intelligenza artificiale? Quali i risvolti di natura filosofica, legale ed etica? Può aprire la strada a un nuovo paradigma socio-relazionale? Ne scrive, in San Bonaventura informa, Angela Patalano, consulente in diritto d’autore e cultrice della materia presso la Cattedra di Diritto Industriale e delle Comunicazioni LUISS Guido Carli di Roma.

«L’attenzione e la curiosità per l’innovazione, tecnologica prima e digitale poi, ha spinto l’uomo, fin dagli anni ’50, a porre l’attenzione su dispositivi governati da algoritmi sempre più complessi.
L’approccio utilitaristico ha, poi, reso l’intelligenza artificiale (di seguito IA) la protagonista della nostra era, un “tool” che affianca e talvolta sostituisce l’uomo nella quotidianità.

Il fine ultimo è quello di abbandonare la ripetizione dettata da input governati dall’uomo e riuscire ad attivare una vera e propria variazione spontanea. Insomma, siamo gli spettatori di una rivoluzione e/o evoluzione socio-relazionale che sta gettando le basi per un nuovo paradigma tanto sociale quanto lavorativo ed organizzativo.

Prima di comprendere la portata di questo cambiamento bisogna avere ben chiaro che cosa sia l’IA, il suo percorso evolutivo, e le implicazioni future che ne conseguiranno.

L’intelligenza artificiale è un concetto complesso da definire in quanto in esso è insita la dinamicità che la contraddistingue. Negli anni ‘80 veniva intesa come quella tecnologia che provava a ragionare come la mente umana. Un concetto troppo etereo per l’epoca. La macchina in realtà si prestava ad una semplice ripetizione degli algoritmi che restituivano un certo output. Nel corso del tempo la definizione è stata modellata in conformità allo stato dell’arte.

Attualmente, seppur non sia ancora possibile rinvenire un concetto universalmente omogeneo, è possibile definire l’IA come quella tecnologia in grado di risolvere e riprodurre attività cognitive, sempre più complesse, dell’intelligenza umana. Un fine ultimo che porta con sé numerose problematiche, soprattutto di natura filosofica, etica e legale.

Considerata agli albori una tecnologia fantascientifica, l’IA ha iniziato a suscitare interesse in numerosi studiosi intorno alla metà degli anni ‘50. In particolar modo, il termine è stato coniato nel 1956 da John McCarthy in occasione di un seminario presso il Dartmouth College di Hanover (New Hampshire, USA). McCarthy definì l’IA quale strumento per descrivere la simulazione dell’intelligenza umana attraverso computer». (A.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office