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#SBi news: Tendi la tua mano al povero
13 Giugno 2020

di Elisabetta Lo Iacono

Da una parte la globalizzazione dell’indifferenza e dall’altra un mondo bisognoso di essere stretto nell’abbraccio di una fraternità universale. Papa Francesco ne parla con grande vigore nel Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri dal titolo “Tendi la tua mano al povero” (che sarà celebrata il prossimo 15 novembre) diffuso nella memoria liturgica di sant’Antonio di Padova.

Una Giornata istituita quattro anni fa per dare voce a chi vive nell’indigenza e non ha voce in capitolo nei ritmi di una quotidianità sempre più veloce e distratta. Ma anche per chi non ha occhi per vedere e braccia da tendere a quanti versano in condizioni di povertà che - ricorda papa Francesco - “assume sempre volti diversi”.

Un fenomeno ormai diffuso ovunque, con un atteggiamento che relega i bisognosi nel sottoscala della società, inascoltati nelle loro richieste di aiuto, afoni dinanzi al vociare incontrollato e caotico di un mondo che si è dato delle proprie regole le quali ben poco hanno a che vedere con la solidarietà e la fraternità.

Papa Francesco aveva denunciato questa diffusa disattenzione nel suo primo viaggio apostolico: era l’8 luglio del 2013 quando si recò a Lampedusa e parlò della “globalizzazione dell’indifferenza”, espressione che ritorna nel Messaggio odierno, in un contesto come quello attuale nel quale “per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro”.

Un documento che fa riflettere sulla necessità di guardare all’essenziale e di superare le barriere dell’indifferenza, prendendo come faro il libro del Siracide e l’insegnamento che rende inseparabili la preghiera e la solidarietà verso i poveri e i sofferenti. Già, perché “il tempo da dedicare alla preghiera - sottolinea papa Francesco - non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà”.

Un  banco di prova impegnativo, che non può conoscere la dittatura del tempo, degli interessi, di progetti disincarnati o del narcisismo. “Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile - si legge - ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina”.

Carità che passa dalla consapevolezza e dalla responsabilità di ciascuno, in una parola dall’impegno di vita del popolo cristiano per il bene comune: “non possiamo sentirci ‘a posto’ quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra”.

Ecco che il “tendere la mano” diviene segno di prossimità, solidarietà e amore, tanto che Francesco ricorda la difficile esperienza della pandemia e quelle mani tese da medici, infermieri, farmacisti, volontari, sacerdoti e quanti hanno operato e operano per garantire servizi essenziali. Quelle stesse categorie che il Papa ha voluto alla Grotta della Madonna di Lourdes, nei Giardini Vaticani, lo scorso 30 maggio per la recita del Rosario a conclusione del mese mariano, di un anno particolarmente drammatico per il mondo.

E proprio la pandemia, oltre ad aver rappresentato un banco di prova che ha fatto sperimentare paura, disorientamento e impotenza, può essere anche terreno di apprendimento per scoprire come “non ci si improvvisa strumenti di misericordia” ma “è necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi”.

Uno sguardo nuovo che dovrebbe sgorgare dal tunnel della mancanza di certezze appena attraversato, per riscoprire come “abbiamo bisogno gli uni degli altri” e come ognuno di noi ha una forte responsabilità verso l’ambiente e il mondo, in quel concetto di ecologia integrale che rappresenta la colonna dorsale dell’enciclica Laudato si’, alla quale è dedicato un anno di riflessione, sino al maggio del 2021.

Dunque la raccomandazione del Papa ad essere quello che dovremmo essere come persone e cristiani, a non tenere le mani in tasca, a non essere insensibili dinanzi alla povertà, a non fare di indifferenza e cinismo il proprio pane quotidiano, contribuendo - dalla propria condizione di superiorità, secondo le regole degli uomini ma non di Dio - ad aggravare le diseguaglianze sociali ed economiche, guadagnando sulla pelle dei più poveri e deboli, vittime di un circuito perverso di sfruttamento.

Appare quindi fondamentale da una parte ricordare come chi è più povero può semplicemente non aver avuto le nostre stesse possibilità, dall’altra tenere presente come “il fine di ogni nostra azione non può essere altro che l’amore”, dimostrato anche da una mano tesa e da un sorriso che esprima e incarni condivisione e fraternità.


Qui il Messaggio integrale.


fonte: Seraphicum Press Office