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Il significato del lavoro: dalla Bibbia alla Costituzione
10 Giugno 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 16)


All'indomani dell'annuncio di papa Francesco dell'istituzione, nella Diocesi di Roma, di un Fondo per la dignità del lavoro e il sostegno ai lavoratori colpiti dalla pandemia, proponiamo un articolo di Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista e docente di Diritto del lavoro. Riscoprire oggi il significato del lavoro: dalla Bibbia alla Costituzione è la riflessione proposta nella rubrica “L’economia di Francesco” di San Bonaventura informa.

«La rivoluzione tecnologica in atto sposta le lancette del nostro diritto del lavoro al suo anno zero perché mette in crisi quelle fondamenta su cui la tradizione fordista e capitalista lo aveva costruito. Questa rivoluzione, infatti, da un lato, “disintermedia”, spazi, tempi e poteri direttivi ed organizzativi tipici del lavoro in fabbrica, come testimonia l’esperienza dei riders della gig economy.

Dall’altro, dota anche il lavoratore, in quanto consumatore, di mezzi di produzione. Stampanti 3D in grado di realizzare manufatti finiti o device portatili, come lo smartphone, in grado di pilotare da remoto catene di montaggio, sono solo un esempio.
Da qui il tramonto dell’idea, ancora oggi in parte diffusa, del lavoratore “merce” come lo definì Marx, strumento della produzione di massa, da cui è alienato, ostaggio del proprio salario e quindi della necessità economica, appiattito su una dimensione egoistica, in lotta con il “capitale” da cui merita di essere tutelato.
Da qui, di conseguenza, la necessità, o meglio l’occasione, di riscoprire, in un’ottica “disruptive”, il significato autentico del lavoro. I riferimenti sono la tradizione cristiana e la più recente esperienza della Costituzione italiana del 1948 secondo cui lavoro, è creatività, libertà, solidarietà.
La tradizione cristiana, attraverso la Bibbia, ci consegna due importanti punti di osservazione sul lavoro. Si tratta del racconto del paralitico e della parabola del figlio artigiano contenuti nel Vangelo di Giovanni. […]
Creatività, libertà e solidarietà del lavoro sono anche le traiettorie su cui si snoda la Laudato Si’ di Francesco. L’ecologia integrale cui essa fa riferimento, infatti, risponde a quella visione olistica per cui l’uomo e il creato sono parimenti divini e connessi a filo doppio con la conseguenza che la violazione da parte dell’uomo del creato mette a repentaglio la sua esistenza e ne impedisce lo sviluppo armonico delle personalità. Sul piano della Costituzione italiana del 1948, quelle stesse creatività, libertà e solidarietà del lavoro sono gli architravi del c.d. principio lavorista da cui essa è attraversata.
Ed infatti, l’attitudine creativa del lavoro, intesa come attitudine dell’uomo a modificare la realtà, secondo un disegno che per la tradizione cristiana è divino, è iscritta nell’articolo 3 della Carta costituzionale. Esso riconosce al lavoro natura di strumento di sviluppo della persona umana e di viatico per “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Secondo Luigi Mengoni, il lavoro è una sineddoche, una parte del tutto.
In altre parole, il lavoro conduce le coscienze formate a governare e trasformare la realtà. Un vero e proprio obiettivo politico che riflette anche la dimensione di “servizio” del lavoro. Nell’ottica di promuovere la creatività del lavoro, la Costituzione, all’articolo 35, lo tutela in tutte le sue forme e, all’articolo 3, affida alla “Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” capaci di depotenziarne la portata». (C.C.)


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fonte: Seraphicum Press Office