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La trasfigurazione di Gesù
25 Maggio 2020

Leggi qui l’articolo integrale (a pag. 24)


Si parla della trasfigurazione di Gesù nella rubrica “Corpo ed eternità” tenuta, su San Bonaventura informa, da fra Domenico Paoletti, docente di Teologia fondamentale e vicario del Sacro Convento di Assisi. Un percorso mensile di approfondimento sul senso della vita che dipende, in ultima analisi, dalla speranza nell’eternità e anche dal significato che diamo al nostro corpo.

«Il nostro tentativo di approfondire la “corporeità eterna” è supportato dalla fiducia-convinzione che l’intellectus fidei illumina la domanda insopprimibile di eternità che è nel cuore dell’uomo, inscritta nel suo stesso corpo.
L’evento della Risurrezione di Gesù nel suo vero corpo, fondamento della fede cristiana e prefigurazione del destino che attende anche il nostro corpo, pone la questione: qual è la corporeità del Risorto?

Nell’articolo precedente ci siamo soffermati sul rapporto tra corporeità e risurrezione in 1Cor 15, 35-49. La risurrezione riguarda il corpo (sôma), con l’attenzione a non cadere in due errori opposti quali il materialismo fisicista (risurrezione come rianimazione del corpo) e lo spiritualismo disincarnato (risurrezione come immortalità dell’anima). Si tratta, afferma Paolo, di un processo di trasformazione della corporeità da sôma psychikón a sôma pneumatikón, in analogia al seme che morendo si trasforma in pianta.

Quindi va tenuta presente questa triangolazione: corpo – trasformazione – Risurrezione, come “continuum” della corporeità nel cambiamento (discontinuità) proprio della Risurrezione.
Non vi sono testimoni oculari dell’avvenimento della Risurrezione di Gesù, nessun evangelista lo descrive; la storicità dell’evento deve essere desunta dai segni esterni. Abbiamo già considerato il segno del sepolcro vuoto, restano le apparizioni e la novità di vita dei discepoli. Prima di analizzare questi due segni, ci soffermiamo su un episodio che ha alcuni elementi e immagini predittori e indicatori della corporeità della Risurrezione: la Trasfigurazione di Gesù. […]

La trasfigurazione sul monte va interpretata nel contesto di quanto è già accaduto e di quanto accadrà, anticipato dalle parole di Gesù alla fine dell’episodio: un contesto pasquale, di passionemorte-risurrezione, tanto che qualche esegeta parla di un racconto postpasquale perché vi si trovano elementi che rinviano alle manifestazioni del Risorto: anche per il fatto che subito dopo viene narrato il secondo annuncio della passione.

Senz’altro la Trasfigurazione come manifestazione della divinità di Gesù va letta e compresa insieme alla croce, altrimenti si rischia di intenderla come una delle “metamorfosi” delle divinità pagane. L’episodio ha come protagonisti Gesù e i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che ritroveremo nel Getsemani, e si presenta come una grande teofania». (D.P.)


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fonte: Seraphicum Press Office